Luke Skywalker (Hamill) è sparito. Dopo la caduta dell’Impero la Repubblica è stata ristabilita, ma i rimasugli imperiali si sono riuniti nel potente Primo Ordine, contrastato solamente dalla Resistenza che ancora resiste, guidata dal Generale Leia Organa (Fisher). La pedina decisiva di questo scontro pare essere proprio Luke e dunque sia i Ribelli sia il Primo Ordine fanno di tutto per impadronirsi di una mappa che porta al suo nascondiglio. Mappa che, per caso, finisce tra le mani della giovane cercatrice di rottami Rey (Ridley) che, con l’aiuto dell’ex stormtrooper Finn (Boyega), decide di abbandonare il proprio pianeta natio Jakku e di portare la mappa alla Resistenza. Finalmente è uscito! Era il film più atteso dell’anno, il kolossal di cui da anni si parlava, preceduto da innumerevoli trailer e spot emozionanti che preannunciavano il grande ritorno della più famosa e amata saga cinematografica di tutti i tempi. Il Risveglio della Forza, scritto da Abrams con il veterano Lawrence Kasdan e Michael Arndt, si colloca circa trent’anni dopo gli eventi de Il ritorno dello Jedi e si ricollega con armonia alla Trilogia Classica. Si tratta di un’operazione interessante: è un sequel, ma non sfugge alla qualificazione di reboot: di fatto si ispira abbondantemente e ricalca, senza nasconderlo, Una nuova speranza, facendo piazza pulita della mitologia dei prequel. Questo settimo episodio è un omaggio innanzitutto, e vive di citazioni e rimandi ai film precedenti (e non solo: si vedano Apocalypse Now, Star Trek dello stesso Abrams…), pur rielaborando il tutto in un film che si propone innanzitutto di soddisfare i vecchi e accaniti fan, ma anche e soprattutto di piacere a coloro che ancora non hanno avuto modo di apprezzare i film precedenti: è un film per le nuove generazioni, fatto anche per creare nuove schiere di appassionati. E dunque Abrams confeziona un prodotto acuto, non particolarmente originale forse, ma capace di rielaborare con originalità tutto quello che già la saga possiede di assodato: BB-8 non è un’idea geniale, è l’ennesimo droide di Star Wars che riesce ad essere espressivo quanto un umano, ma è nuovo, mai visto prima, davvero bellissimo. Il film di Abrams vive di elementi già assodati, che vengono rimischiati, aggiornati, rinnovati. Un’operazione che è evidente anche dal punto di vista visivo: la regia di Abrams è sobria, il film è fatto di scenografie reali, esattamente come negli anni ’70, eppure possiede un grandeur visivo unico, ovviamente superiore a quello dei vecchi film: il discorso è che sono passati quarant’anni. Lo Star Wars di Abrams è lo stesso di Lucas, quarant’anni dopo a livello cinematografico, e con il vantaggio che ormai, si sa, Star Wars piace e funziona così com’è. Non c’è rischio nell’operazione di Abrams: è già testata, piacerà ai vecchi fan perché è cinefila, intelligente, citazionista, e piacerà ai nuovi perché è Star Wars. Abrams realizza dunque un ottimo film nella parte “reboot”, ma non si dimentica neppure della parte “sequel”: ci apre gli occhi su un nuovo mondo e su nuovi personaggi. Personaggi che erano forse la più grande scommessa del film: Abrams doveva portare sullo schermo dei nuovi personaggi che fossero in grado di affiancare quelli vecchi: e ci è riuscito a meraviglia. Infatti se il Finn di Boyega e il Kylo Ren di Driver funzionano e hanno ancora molto da dire il colpo migliore lo mette a segno con la protagonista Rey, che non solo può contare sulla splendida interpretazione di Daisy Ridley, ma, a parere di chi scrive, si rivela essere uno dei personaggi più belli e interessanti dell’intera saga, anche perché, in qualità di cercatrice di rottami, è davvero il personaggio perfetto di Star Wars: la sua comparsa iniziale e la lunga parentesi a lei dedicata a inizio film sono momenti di incanto silenzioso, corredati da splendide immagini e da una nostalgia cinefila inarrivabile. Detto ciò Il risveglio della forza non è perfetto: in particolare il finale lascia perplessi in quanto, senza contare almeno un paio di buchi di sceneggiatura, è troppo affrettato e confuso. È troppo rapido nel suo svolgimento, con la conseguenza non solo di una certa confusione, ma anche di un mancato degno cordoglio per (SPOILER!) la morte di Han Solo (FINE SPOILER!), la cui uscita di scena è brusca, troppo poco emozionante e sentita per essere la degna fine di uno dei personaggi più iconici ed amati della saga. Senza contare che il finalissimo con la comparsa di Luke è quantomeno un po’ ricattatorio, ma c’era da aspettarselo e in fondo va bene così. Tralasciando dunque un finale affrettato, una serie di buchi di sceneggiatura non indifferenti disseminati qua e là nel film, almeno un paio di personaggi inspiegabili, tra cui quello di Max Von Sydow, e scelte poco condivisibili (tra cui Kylo Ren che già ora ci mostra il suo vero volto), la delusione per una colonna sonora buona ma incapace di concepire nuovi, epici temi per un nuovo inizio, Il risveglio della forza è davvero un episodio perfetto, che apre in grande stile una nuova trilogia che, data la molta carne al fuoco messa dal film, si preannuncia grandiosa e ricca di eventi. Cosa potevamo chiedere di meglio? VOTO 7/8

P.S. a parere di chi scrive la classifica dei film della saga diventa:
1. L’impero colpisce ancora
2. La vendetta dei Sith
3. Una nuova speranza
4. Il risveglio della forza
5. Il ritorno dello Jedi
6. L’attacco dei cloni
7. La minaccia fantasma

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