Abrams ha capito, semplicemente, che le idee migliori erano già in casa, senza dover andare a cercare nulla di sensazionale al di fuori del prodigioso mondo partorito da Lucas.

Quasi con un timore reverenziale, quello che potrebbe avere un fan che ha l’opportunità di avere tra le mani il “giocattolo” della sua vita, Abrams rispolvera l’ossatura di Una nuova speranza e costruisce un nuovo episodio della saga quasi perfetto, con pochissime sbavature, regalandoci un’eroina dal passato misterioso (una bravissima Daisy Ridley, che si va ad aggiungere al numero di donne forti che hanno popolato la saga di Star Wars), uno Stormtrooper pentito che si unisce alla Ribellione (John Boyega) e un talentuoso pilota di X-Wing (Oscar Isaac), padrone del piccolo e adorabile robottino BB-8. Insieme a questo trio ben amalgamato fanno ritorno i vecchi e fondamentali protagonisti di Star Wars, ovvero Han Solo / Harrison Ford, Leia Organa /Carrie Fisher e Luke Skywalker / Mark Hamill.

La bravura di Abrams sta tutta nel non voler strafare nelle scelte di sceneggiatura; nel fornire le giuste informazioni e nasconderne allo stesso tempo altre, lasciando la voglia di scoprire e capire cosa è accaduto negli anni che, dopo la battaglia di Endor (leggasi Il ritorno dello Jedi), credevamo fossero solo costellati di pace e prosperità.

Una nota a parte merita il cattivo di turno, il sith Kylo Ren (un ottimo Adam Driver): un personaggio pieno di dubbi, dilaniato da una lotta interna quasi anomala per gli adepti del lato Oscuro, eccezion fatta per il Villain d’eccellenza di Star Wars Darth Vader.

E proprio questo strano parallelismo tra i due far pensare (o sperare? Il confine è molto breve) ad un percorso simile, a una parabola di perdita e redenzione per questo personaggio protagonista di due colpi di scena inattesi e anche, a mio avviso, abbastanza coraggiosi.

Chiudendo il cerchio di quanto detto, Episodio VII – Il risveglio della Forza pone di nuovo l’essenza di Star Wars al centro del film, rievocando la bellezza della prima trilogia senza deludere le altissime aspettative, benché sia limitato dalla sua mera funzione di apripista. Di finestra su un mondo su cui ci siamo, nuovamente, appena affacciati. Ma che ha ancora tantissimo da dire.

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