Tutti cercano Luke Skywalker. La mappa con il luogo in cui si è rintanato attira l’attenzione di molti: del Primo Ordine, organizzazione paramilitare nata dalle ceneri dell’Impero Galattico cercando di restaurarne l’autorità, e della Resistenza, gruppo di repubblicani decisi a contrastare l’autoritarismo del Primo Ordine. Quando Kylo Ren, malvagia pantomima di Darth Vader, scopre che la mappa si trova all’interno di un droide, si scatena una caccia all’uomo senza tregua, che coinvolgerà Finn, uno Stormtrooper che ha deciso di non uccidere, e Rey, una ragazza che vive rivendendo cianfrusaglie recuperate da astronavi. La giovane è una ragazza molto indipendente, abile e tecnicamente capace più dei maschi. Senza nessun’ombra di dubbio più Finn (John Boyega) ancora alla ricerca della sua identità (e se proprio vogliamo un po’ codardo e un po’ pallonaro). Un esempio su tutti? La scena a Jakku quando in fuga lui le prende la mano e lei: “Ma perché mi tieni la mano? Posso correre anche senza mano” Non è una virago, è anche tenera e materna, per esempio con quell’amore a forma di doppia palla del droide BB8; Dopo 32 lunghi anni dall’ultimo episodio , Il Ritorno dello Jedi , datato 1982 , la saga di Star Wars ha un seguito. Passata dalle mani di George Lucas a quelle della Disney, la serie viene affidata a J.J. Abrams, creatore di Lost, già dimostratosi capace di rivitalizzare Star Trek. Le mani giuste, a giudicare dall’entusiasmo suscitato dai trailer prima e dal film poi, realizzato con i fan e le loro esigenze in mente, cercando di allontanarsi il più possibile, visivamente e narrativamente, dalla deriva presa da George Lucas nella trilogia prequel.
J.J Abrams non tenta di riscrivere un’epica, non prova nemmeno a porsi su livelli rischiosi e impossibili da rendere attuali. Predilige esprimere immediatamente la resa di fronte a un mito così impossibile da scalfire che si può solo emulare. Il romanzo di iniziazione di un nuovo gruppo di eroi, catapultati in un’avventura più grande di loro, non può quindi che ripercorrere la struttura narrativa e gli stilemi dell’episodio originale, Guerre stellari o Star Wars IV – Una nuova speranza che dir si voglia , di cui Il risveglio della Forza pare un remake sotto mentite spoglie, più che un sequel.

Così facendo il regista assegna a Lucas la valenza di classico che non si può riscrivere, al pari di Shakespeare o Omero, e insieme accontenta i fan e prepara il terreno per un’invasione mediatico-commerciale su vasta scala.
Operazione di rilancio riuscita? Certo calcolare ogni mossa e rispettare l’esigenza di tutti senza “tradire” è un processo troppo complesso perché sei del tutto indolore. A farne le spese è il lato emozionale. La sensazione di vertigine che si prova di fronte all’introduzione all’episodio o alla prima comparsa degli eroi della trilogia originale è inevitabile, Il risveglio della Forza coinvolge lasciando trasparire emozioni uniche e contrastanti tra vecchi e nuovi personaggi cui siamo legati da un amore unico e viscerale. Benché le vicende quasi ricalchino quelle di Star Wars IV, lo spirito che le infonde – la sagacia dello scrittore seriale di franchise epici, come Star Trek – è lontano dall’ingenuità contagiosa da space opera che animava il capostipite.
C’è anche un distacco brutale, che porta con sé anche qualche lato positivo. A partire dalla crudeltà e dal verismo di sequenze belliche lontanissime dalla tradizione della saga. Gli assalti del Primo Ordine e i loro efferati delitti sono vissuti “dal basso”, ossia da chi è vittima di un bombardamento o di un’invasione, di chi subisce gli effetti di un disprezzo raro per la vita umana. Quell’empietà che prima era teatrino posticcio, troppo fantastico perché susciti inquietudine, qui per la prima volta si traduce in violenza genocida effettivamente percepibile.
Tra i molti personaggi introdotti da Abrams – delude abbastanza quello che sembra l’arcinemico della trilogia, cui avrebbe giovato un po’ di mistero in più – la figura ambivalente di Kylo Ren, attualmente terrificante, ora tragica, ora patetica. Geniale è il colpo di genio che Abrams e Kasdan inseriscono nella storia del personaggio. Un’altra maschera nera che rivela ben presto la sua natura di mera emulazione, trasfigurazione di un ipotetico fan della saga catapultato nel suo stesso mondo di fantasia e incapace di mantenere il giusto equilibrio. Difficile capire se il regista e la Kasdan (Il grande freddo, Brivido caldo) avessero in mente la deriva dell’ossessione nerd di fronte a un potere smisurato o una riflessione più sottile sulla rilettura degli archetipi e sulla ripetizione dei medesimi errori, ma l’incastro tra Kylo e la natura speculare di Il risveglio della Forza rispetto a Una nuova speranza funziona.
In conclusione ci sono alcuni passaggi di sceneggiatura un po’ frettolosi, per mantenere sempre alto il ritmo della narrazione, ma il risultato finale è un’avventura vecchio stile godibile dall’inizio alla fine.
Per chiudere questa recensione, uso una frase che è un po’ sulla bocca di tutti quanti noi quando abbiamo visto il Millenium Falcon sorvolare il cielo di Jakku . “ Chebe, siamo a casa “ .

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