È inutile girarci troppo attorno: i dance movie sono un po’ come i cinepanettoni. Sai già quello ti attende, soprattutto quando si tratta del quarto capitolo di una saga che si è consolidata su una formula quasi standardizzata.
Step Up 4 Revolution 3D in parte conferma la regola: una delle due trame portanti su cui si regge il film riguarda l’incontro di Sean ed Emily, due universi opposti, apparentemente inconciliabili che grazie alla danza riescono a trovare un punto d’incontro e, naturalmente, a innamorarsi. Lui squattrinato, cameriere di professione, ballerino per passione, vive in casa di sua sorella in uno dei quartieri periferici di Miami (lo Spring Gardens), dove «è facile sentirsi una nullità e devi gridare per farti ascoltare». Lei ricca, figlia di un costruttore senza scrupoli, con il quale ha sempre avuto un bel rapporto finché lui non ha storto il naso davanti al suo sogno di diventare ballerina professionista. La passione scoppia forte ma, dopo un periodo di perfetta sintonia, si arriva a un punto di rottura. Crediamo di non spoilerare nulla nel dire che sarà ancora la danza a guidarli verso la riconciliazione finale. Come del resto avveniva in tutti i precedenti capitoli e nei dance movie di ultima generazione (vedi i due SteetDance).

Fin qui il noto, quello che ci si aspetta e che il film non tradisce. Ma il vero valore aggiunto di Step Up 4 – che lo differenzia dalle altre pellicole e «rompe le regole» (è lo slogan del film) – è proprio l’ignoto.
Qui la crew fondata da Sean e dal suo amico Eddy abbandona le classiche sfide contro altri gruppi rivali per dedicarsi a spettacolari flash mob orchestrati nei punti strategici della città. L’obiettivo primario è vincere i 100.000 di dollari messi in palio per premiare il video che su YouTube riuscirà a raggiungere i 10 milioni di contatti. Ma a questo se ne aggiunge un secondo, decisamente più importante: quando Bill Anderson, il padre di Emily, annuncia di voler radere al suolo il quartiere in cui Sean ed Eddy sono cresciuti per costruire un gigantesco centro commerciale, i flash mob diventeranno l’unico modo per riuscire a sensibilizzare l’opinione pubblica e fermare le mire espansionistiche del costruttore.

In questo si gioca la novità del film: la danza smette di essere «pura esibizione artistica» fine a se stessa e diventa efficace strumento di comunicazione. Anzi, di protesta. «Quando i Mob (questo il nome della crew, ndr) parlano, tutti ascoltano». Perché il ballo irrompe per le strade, nei musei, nei centri del potere, nel cantiere navale e catalizza l’attenzione, «dando una voce alla gente che non può parlare».
E soprattutto offrendo uno spettacolo senza precedenti, almeno nel panorama cinematografico. Negli ultimi anni si è assistito a una progressiva crescita nella qualità e nella spettacolarità delle performance dei vari dance movie. E con Step Up 4 si arriva all’apice del climax sia per varietà – grazie al lavoro di quattro diversi coreografi, la danza viene esplorata quasi a 360°, toccando gli stili più disparati, dal popping alla contemporanea – sia per originalità. Anche perché il ballo si accompagna ad altre forme artistiche, come la pittura, la scultura, l’arte del DJing e dell’“hackeraggio”: all’interno del gruppo ciascuno viene valorizzato per i suoi talenti e da questo nasce la forza della crew. Un tentativo – quello di far emergere le personalità più forti del gruppo – che non era mai completamente riuscito a nessun altro dance movie.
A tutto questo si aggiunge il 3D che, parafrasando una formula matematica, si potrebbe definire una condizione sufficiente, ma non necessaria. Le potenzialità della stereoscopia vengono valorizzate al meglio solo nell’ultimo flash mob (quello nel cantiere navale), dove l’effetto è sorprendente. Ma nel resto del film e delle coreografie non aggiunge nulla.

Come suggerisce il titolo stesso, Step Up 4 Revolution 3D rappresenta davvero una piccola rivoluzione. O almeno un principio. Nell’attesa di riuscire a svincolarsi dalla sottotrama romantica e da una elementarità della scrittura che, se corretta e rafforzata, potrebbe portare a un ulteriore salto di qualità. È vero che il film parla ai giovani e giovani sono i linguaggi artistici e cinematografici utilizzati, ma questo non giustifica la mancanza di cura per la sceneggiatura: un anello debole che non può continuare a essere compensato dall’eccellenza delle coreografie.

Leggi la trama e guarda il trailer del film

Mi piace
L’idea di smarcarsi dalle consuete sfide tra crew e trasformare la danza in strumento di comunicazione. L’eccellenza e l’originalità delle performance.

Non mi piace
La sottotrama romantica, la sceneggiatura debole costruita su dialoghi elementari

Consigliato a chi
Ai fan dei dance movie

Voto
3/5

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