Il mondo di oggi ci porta molto spesso a seguire un certo tipo di comportamento. Ci sono una serie di regole che dobbiamo seguire per il quieto vivere, ci sono una serie di comportamenti etici che dobbiamo rispettare. Ma a volte tutto ciò ci porta a covare dentro un sentimento di rabbia, di rivalsa, di voglia di essere sè stessi fregandosene di tutto e tutti, abbandonando i nostri comportamenti abituali per dire finalmente, oggi faccio il cazzo che mi pare, perchè io sono io e non c’è regola, legge, imposizione o Stato che mi dica quello che devo o non devo fare.

Ed è un po questo quello che accomuna i protagonisti dell’ultimo film di Damièn Szifron coprodotto insieme al maestro Pedro e a suo figlio Antonio. In “Storie pazzesche” ( rende molto più l’idea il titolo originale “Relatos Salvajes” ovvero Racconti selvaggi) abbiamo dei cortometraggi in cui delle semplici persone, di diversi status sociali, si trovano di fronte ad episodi in cui possono finalmente scatenare una loro personale vendetta, o dove far uscire fuori tutte le loro frustrazioni o rabbie represse che tengono in corpo.
Alla base c’è sempre un motivo, una qualcosa, una miccia che da loro il via per togliere il guinzaglio ideale che da molto tempo hanno al collo, o per causa della loro posizione sociale, o per le imposizioni del loro Stato e della società in cui vivono.
Grazie a questi eventi scatenanti (tutti negativi) hanno finalmente l’occasione di far sapere al mondo e agli altri quello che realmente vogliono e pensano, sempre ricorrendo a soluzioni tanto bizzarre quanto crudeli (la nota grottesca e ironica è uno dei temi che lega tutti gli episodi).

Ed allora l’innocente barista riceve come cliente un usuraio che aveva spinto anni prima al suicidio suo padre ; un giovane sfigato raggruppa a loro insaputa tutte le persone che gli hanno rovinato la vita in un aereo da lui pilotato (e mi fermo qui), due automobilisti fanno a gara a chi ce l’ha più lungo e un ingegnere esperto in demolizioni non ne vuol più sapere di multe per divieti di sosta.
Chiudono il tutto una ricca famiglia che deve “riparare” al gran casino del figlio, il classico figlio di papà pieno di soldi che non sa nemmeno abbottonarsi i pantaloni e un matrimonio che farebbe gola ai migliori paparazzi del mondo.

Tante storie, slegate a livello di trama (il che non deve essere per forza un elemento negativo) , ma tenute insieme dal comune denominatore che è la voglia di rivalsa e vendetta dei protagonisti di ognuna di esse.
Si ride, ma non a crepapelle e senza motivo, il sorriso c’è , può scapparci anche una bella risata, ma poi si pensa, non poco, ma nemmeno tanto. Il film fa ridere e riflettere non prendendosi troppo sul serio. Il tono che quindi le storie hanno è quella commedia nera che non annoia per le due ore di durata del film e che ti lascia un qualcosa dentro sia durante che dopo la proiezione del film.
Gli attori svolgono bene il loro compito, magari non mostrandoci interpretazioni da Oscar, ma non è questo l’obiettivo nè del regista nè del film.
E’ un film che non ha grandi pretese ma che può piacere veramente a molti, e che il sottoscritto guarderebbe di nuovo già a meno di 24 ore dalla prima visione.
Scelto dall’ Argentina come portabandiera per i prossimi Academy Awards 2015, “Storie pazzesche” intrattiene il pubblico dal primo all’ultimo minuto, e per chi lo vedrà, sarà uno dei film rivelazione di questo fine 2014.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Vai al Film