Student Services è un film che bisogna aver voglia di vedere. Per il suo carattere disturbante (si parla di prostituzione studentesca), per il suo stile non sempre cinematografico (è un progetto nato per la tv), per le sue contraddizioni (quelle che incarna la protagonista, al contempo vittima e carnefice).
Tratto da una storia vera, quella della studentessa francese Laura D., che ha voluto raccontare (denunciare?) la sua esperienza nel libro Pagami. Studentessa, 19 anni, prostituta part-time, divenuto un caso editoriale in patria come da noi era successo nel 2003 con 100 colpi di spazzola prima di andare a dormire di Melissa P., il film di Emmanuelle Bercot fotografa una storia squallida e degradante, portando sotto i riflettori un grave fenomeno sociale che in Francia è sempre più dilagante. I dati parlano di 40mila studenti, tra ragazzi e ragazze, che per pagarsi gli studi fuori sede finiscono per vendere il proprio corpo e accettare prestazioni sessuali di vario tipo.
Anche Laura – cui dà volto una brava Deborah François, capace di dare al suo personaggio credibilità, grazie a un’interpretazione sincera e disinvolta, un misto di candore e determinazione – ha bisogno di soldi per pagare l’affitto e le bollette. I 100 euro promessi dal 50enne Joe, conosciuto su un sito di annunci, in cambio di un’ora di “tenerezze”, sono la soluzione più comoda. Tanto sarà per una volta soltanto. Non lo sarà. E il gioco si farà sempre più perverso. Perché neppure il dolore e l’umiliazione sapranno frenare un bisogno che col tempo diventa mero acculo di beni, secondo le logiche consumistiche ed estetiche imperanti nella nostra società.
Quello della Bercot è uno sguardo apparentemente freddo – lo confermano anche i calcoli aritmetici che appaiono in sovrimpressione in vari momenti del film per fare i conti in tasca a Laura – che si astiene dal giudizio ma non offre nemmeno soluzioni o alternative. Seppure la sua fascinazione nei confronti della protagonista sia evidente. La macchina spesso indugia sul corpo, sui dettagli per leggere sensazioni, pensieri, emozioni, paure di una studentessa di lingue straniere incapace di far comprendere agli altri la propria lingua. Ed è proprio nell’incomunicabilità di Laura sia con il mondo adulto sia con quello dei coetanei (per Laura diventa impossibile amare e lasciarsi amare), che si intravede forse l’unico giudizio della regista e la vera causa del mare di solitudine in cui la protagonista rischia di affogare. E se da un lato la sua ingenuità e il suo disagio commuovono, dall’altro la sua intenzionalità, il suo continuo inciampare sugli stessi errori e l’accettazione della violenza disturbano, rendendo difficile l’empatia .
Student Services funziona, ma l’ambiguità tra dramma e reportage, cui si aggiungono effetti grafici che non sempre s’intonano all’atmosfera del film e la scarsa messa a fuoco dei personaggi collaterali, ne indeboliscono l’effetto complessivo.

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Mi piace: il coraggio, la schiettezza e la sincerità con cui si affronta un tema delicato come la prostituzione studentesca e la bravura della François nell’interpretare un personaggio non facile e controverso

Non mi piace: l’ambiguità tra dramma e reportage, sintomo di una scrittura nata per la tv e riconvertita al cinema con i limiti del caso e la scarsa messa a fuoco dei personaggi collaterali

Consigliato a chi: ha voglia di affrontare un film duro e disturbante

Voto
: 3/5

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