Il nostro amato mondo di celluloide da sempre sguazza in storie fatte di mostri alieni invasori della terra pronti a conquistare la razza umana. Ma questo Super 8 non è il classico film di fantascienza. E’ qualcosa di più, qualcosa di diverso: una pellicola che racconta (e ricorda) la bellezza dell’amicizia adolescenziale, dove anche un mostruoso e spaventoso incidente ferroviario può rilevarsi un evento ‘fighissimo’. La presenza dell’extraterrestre in questione, sembra quasi fare da sottotraccia. Il centro della vicenda è il legame che tiene legati i piccoli protagonisti, uniti da quella spensieratezza e leggerezza che tutti abbiamo provato alla loro stessa età. Un rapporto sincero e onesto, che li guiderà in un viaggio di crescita personale e di affermazione nei confronti di adulti tormentati e in fondo molto deboli. Facile identificarsi e affezionarsi ad ognuno dei personaggi, ai loro sogni e alle loro emozioni, ancora più facile innamorarsi di una storia fatta di corse in bici e di film amatoriali, realizzati con la vecchia pellicola del titolo. E.T., i Goonies, Stand by me, sono tutti coinvolti in un’operazione di revival cinematografico che per fortuna di banale ha ben poco. La forza di un film come questo sta nel saper azionare la macchina del tempo fino ad un’epoca, gli Eighties, che non tramonterà mai del tutto. Un periodo in cui, per citare lo stesso J.J, “tutto sembrava possibile”. Come tutto sembra possibile anche oggi, con tutta la tecnologia a disposizione, se solo si badasse di più alla qualità di realizzazione che agli incassi al botteghino. A volte basta poco: una vecchia cinepresa, un pò di trucco e immaginazione e tanta passione. Abrams l’ha capito e rendendo omaggio al cinema e alla figura che l’ha ispirato è riuscito a lanciare un messaggio: non sempre quello che si considera vecchio o già visto, deve necessariamente definirsi sorpassato.

Voto: 7.5

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