“Prima c’è stata un’occasione… poi c’è stato un tradimento.” “Esplosivo il ritorno del ‘monologo sulla vita’. Sono passati 20 anni, e il ‘maxi televisore del cazzo’ ha ceduto il posto a Facebook, Twitter e Snapchat per ‘vomitare la bile su persone che non hai mai conosciuto'”. Però intanto Renton ha “scelto la vita”, e “là dove c’erano inquadrature sporch’e un’estetica stradale, immersa nel lercio, qui ci sono paesaggi bellissimi, grandi colori e inquadrature raffinate. Là dove c’erano nubi e un grigio costante, qui ci sono giornate assolate, parchi e bambini sugli scivoli. Là dove c’era una misantropia pales’e un odio terribile per l’altro, qui c’è un continuo perdonare qualsiasi cosa all’insegna dello stare insieme, del lamentarsi di tutto. Viene facile dopo poco chiedersi davvero che cosa si stia guardando. Perchè ‘Trainspotting 2’ non solo non racconta il suo tempo, come il primo faceva con gli anni ‘90, ma nel voler essere tutto centrato proprio sul problema del tempo (quello trascorso e rievocato m’anche quello davanti a sé) dà un’idea dell’età matura di deludente conformismo.” “Sei tornato perché nostalgico, sei un turista della tua adolescenza”. E “dietro quella malinconica cortina temporale fatta di ricordi, c’è davvero poco. Privo di scene iconiche come l’originale, T2 chiude forse i conti con una generazione ormai appartenente al passato remoto.” “Se T1 era già il film dell’anarchia nichilista per quei ragazzini che giocavano a fare gl’alternativi o i punkabbestia e poi tornavano nelle loro dimore alto-borghesi, è pur vero che un valore storico ce l’ha, nel suo tentativo di raccontare con taglio e punto di vista tutti nuovi le desolazioni dell’Inghilterra tardo tatcheriana al centro di tanto cinema inglese, e anche la droga e la tossicodipendenza fuori dai moralismi. A T2 non è dato invece neanche questo: tutto sta diventando più comune, più normale, più vecchio. […] Renton e Simon vogliono sistemarsi, Begbie vuole vendicarsi, e Spud vuole riscattarsi. Alla fine è lui, l’eroe di T2, che trova la sua voce e la forza debole per cambiare le cose. Cose che cambiano perché tutto rimanga com’era: ruffiano, come l’artificio di tramutare Spud in una sorta d’alter ego di Welsh, o di Boyle. Nella persona capace di raccontare gl’abissi di squallore e di dargli la forma giusta per farsi storia capace di mettere Renton e Simon di fronte ai loro fallimenti, alle loro illusioni, al precipitato disastroso (più per gli altri che per loro) di azioni e malefatte che hanno commesso.” Un sequel arrendevolmente crepuscolare, pochi se l’aspettavano, molti l’hanno rigettato.

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