E quando vedi che la generazione Twilight ti infetta anche un classico come Spiderman, capisci che l’era dei nerd è stata soppiantata da quella delle teenager urlanti. E la cosa è davvero deprimente. L’unica cosa di “amazing” che ha l’ultimo Spiderman è il 3D che in effetti è il più pulito che abbia mai visto. Peccato continui a rimanere inutile e superfluo al fine della narrazione. Nel complesso, quando sullo schermo iniziano a scorrere i titoli di coda e le luci in sala si accendono, la reazione più comune di un qualsiasi fan della prima trilogia (ma non solo) è quella di abbassarsi gli occhialini, massaggiarsi la base del naso e sospirare. Ma anche l’essere estraneo ai tre film di Raimi non basta a farti apprezzare The Amazing Spiderman. Anche se si tralasciasse il fatto che è un film su Spiderman, tratto dalla serie Ultimate Spiderman, e lo si prende come film a sè viene da chiedersi: ma come è stato scritto? E a livello tecnico cosa presenta di innovativo? Nella trilogia di Raimi c’era sempre qualcosa di nuovo, in grado di lasciare il pubblico a bocca aperta, capace di far venire i brividi per quanto intense fossero alcune scene. Qui invece non c’è nulla. Chi si aspetta un altro giro adrenalinico su una pazza roller coaster rimarrà deluso. E’ tutto un riciclaggio di effetti e soluzioni registiche comprate per due soldi alla Fiera del Già Visto. E ok che non è la storia che deve essere al servizio degli effetti, ma in un film di Spiderman i VFX non sono affatto un elemento secondario. Ma analizziamolo sotto il punto di vista dello script. La cosa più grave che un autore di qualsiasi script possa fare è di non riuscire a caratterizzare i personaggi. Tutti i film vengono mandati avanti dai personaggi, ma se questi non hanno una spina dorsale il film si accascia su di loro schiacciandoli. E questo, manco a dirlo, è proprio il caso dello Spiderman dai capelli spettinati. Ci viene presentato un Peter Parker che non si riesce a delineare. E’ uno sfigato? Forse, perchè si piglia botta come pochi. Però com’è che si ritrova a parlare con una donzella sexy niente male nel giro di due minuti? Nel primo film Mary Jane si avvicina a Peter in maniera graduale, non lo guarda subito con occhi traboccanti languore sessuale. Ha compassione del povero sfigatello che è Peter, certo, ma non se lo immagina già tutto nudo sdraiato sul suo letto. Cosa che invece accade in Amazing. Il fighetto dai capelli spettinati viene notato dalla bomba bionda già da prima che Peter acquisisse i poteri da ragno. Quindi viene spontaneo chiedersi: se nel primo Spiderman il buon Peter subisce un cambiamento psico-fisico che alza un netto muro di confine tra il Peter Parker sfigato e il Peter Parker/Spiderman, (cambiamento che lo aiuta in primis ad entrare nelle grazie della bella Mary), in Amazing, oltre a riuscire ad appiccicarsi alle pareti, cosa è davvero cambiato da prima? E anche psicologicamente, dove è cambiato? Il personaggio risulta quindi fiacchetto sotto questo punto di vista. Per non parlare poi del super cattivone Lizard. La figura del’antagonista, lo sappiamo, è fondamentale in tutti i generi di film e tipi di narrazione, ma in un film di supereroi non basta ritagliargli siparietti in cui permettergli di mostrarci la sua furia e cattiveria. Nel mondo dei supereroi il cattivo è addirittura su un gradino d’importanza superiore rispetto all’eroe. Senza il cattivo l’eroe non esiste, per questo è d’obbligo curare in ogni minimo dettaglio la caratterizzazione del villain. Perchè in Amazing Spiderman non è stato fatto? Lizard rappresenta il classico esempio di Dr. Jekil e Mr. Hyde, uno scienziato che subisce una trasformazione temporanea ma devastante. E in casi come questi ci si aspetterebbe che anche il lato psicologico del personaggio subisse tali repentini cambiamenti, un buon pretesto per creare un forte conflitto interiore (carta sempre vincente quella del conflitto interiore)ma nulla, in Amazing il buon Lizard non perde mai davvero il controllo di se stesso. Lui diventa cattivo senza un vero perchè, dal momento che è cosciente anche durante la metamorfosi. Basti pensare ai precedenti Spiderman: Doc Ock e Goblin, ad esempio, sono stati resi interessanti, ambigui e controversi in maniera eccelsa. Nel caso del Goblin, la personalità di Osborne è così nettamente sdoppiata che il poveretto sente addirittura la sua voce ordinargli azioni estreme ed ignobili. Doc Ock è vittima invece dell’intelligenza artificiale dei tentacoli, i quali lo comandano come un burattino. E in entrambi i casi il conflitto interiore sfociava alla fine del film, in una ribellione della parte buona del personaggio, e si assisteva ad una sua comprensione e redenzione che, nel caso di Doc Ock e del New Goblin del terzo capitolo, portava addirittura ad un repentino schieramento dalla parte dell’eroe. Nel caso del lucertolone di Amazing, invece, non si assiste a nulla di tutto ciò. Nessun vero e proprio sdoppiamento della personalità, nessun conflitto interiore che possa giustificare l’azione di benevolenza dei minuti finali in cui, per qualche buffissima ragione non chiara, aiuta Spiderman a non precipitare dal grattacielo. Altra aspetto apparentemente banale e di scarsa importanza è la questione del “Giù la maschera”. L’atto del togliersi una maschera è cosa non da poco. E’ un’azione ricca di significato e importanza narrativa, non lo si può far fare con tanta leggerezza come accade in Amazing! Il togliersi la maschera significa mettere l’eroe di fronte ad una minaccia non più come Spiderman, ma come Peter Parker. Rappresenta un modo per mettere a nudo la propria intimità quando questa viene colpita. Quando la questione diventa personale non è più il caso di combattere come Spiderman. E questo poteva succedere quando, ad esempio, il lucertolone attacca nell’intimo Peter Parker insultandolo, ricordandogli quanto è solo lui e non quanto lo è Spiderman. A quel punto ci sarebbe stato bene un “Giù la maschera”. Il confronto finale è un combattimento più intimo, personale, la maschera è d’impiccio. Un’altra cosa che ha suscitato non poche risate non previste in sala, è stata la sconcertante scena di Spiderman che parla al cellulare con Gwen Stacy in un momento di tensione. Se c’è una cosa che smorza la tensione è far parlare i personaggi al cellulare. Io non capisco. Questo può saltellare da un grattacielo all’altro sparando ragnatele, quindi perchè non fargli raggiungere la bionda fisicamente, cogliendo al volo l’occasione, tra l’altro, per catapultare il pubblico nelle tanto attese scene mozzafiato che hanno caratterizzato la trilogia di Raimi? Ma soprattutto, dove lo metti il cellulare se non hai le tasche? Per qualche ragione invece, sembra che gli autori abbiano voluto togliersi l’impiccio di descrivere una scena action ricorrendo ad una soluzione veloce ed indolore quanto lenta e ridicola (Questo mi riporta all’immagine dei tre sceneggiatori di Boris) E a questo punto ci sarebbe da chiedersi perchè mai abbiano scelto ritmiche così lente per un film su Spiderman. Un film che giunge al termine con fatica, inciampando non poche volte lungo tutto il percorso, lasciando tanto spazio a scene sdolcinate e molto poco all’action puro. Trasposizione deludente realizzata volutamente con il mood che è tanto di moda negli ultimi tempi, che porta tanto incasso al botteghino ma che fa storcere il naso ai veri cineamatori e ai veri nerd. Ma ripeto, tutto ciò che ho scritto è da prendere in considerazione dopo aver decontestualizzato il film dal fumetto. Perchè le cose che possono funzionare in un fumetto non è detto che funzionino anche al cinema. Soprattutto quando si parla di un fumetto marchiato Marvel.

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