Inutile girarci intorno: Bling Ring è un film che dividerà.

La nuova pellicola della regista di Lost in Translation non ha una storia forte, intesa come originale e con un messaggio pedagogico o morale alle spalle. È semplice: ci sono cinque ragazzi adolescenti che commettono dei furti ai danni di alcune celebrità di Hollywood. Tutto qui, né più né meno. Facile capire dove il film andrà a parare, sia per una questione puramente intuitiva e sia soprattutto perché la storia è basata su fatti realmente accaduti e di dominio pubblico.
Non ci sono sorprese inaspettate o colpi di scena e non c’è da tenere il fiato sospeso. Non ci sono lacrime da versare o sorrisi da stampare sulle labbra e non c’è poesia. Bling Ring è un’esperienza tanto descrittiva e attenta per Sofia Coppola, quanto impossibile da non giudicare per lo spettatore. Vi è un forte dualismo recondito all’interno del film, un dualismo che sfocerà, come osservato poche righe sopra, in una divisione del pubblico.

La cosa particolare è che tale divisione non avverrà tra chi lo amerà e chi lo odierà, perché Bling Ring è decisamente un buon film. Ha una regia attenta, studiata, che ama soffermarsi sui particolari e sugli oggetti, tanto da renderli veri e propri protagonisti della vicenda. Più e più volte ci si ritroverà dinnanzi a collezioni infinite di scarpe di ogni famosa e prestigiosa marca, gioielli, abiti e quant’altro, come se l’attenzione dovesse essere dirottata su di essi. I furti pian pian diventeranno noiosi, acquisendo il sapore del già visto, ma ciò non turberà quasi per nulla, dato che la curiosità sarà piuttosto volta a scoprire cosa ci sia dentro le case. Sono giochi retorici ma efficaci, e c’è da dire che la Coppola ad almeno due di essi è riuscita a dare un tocco stilistico interessante.

C’è da osservare come la regista sia riuscita a descrivere in modo eccellente il disagio interiore che attanaglia gran parte della popolazione alla vista dell’opulenta vita delle star. Come giustamente affermato dal personaggio di Marc Hall nella pellicola, “Anche se per poco, tutti desidererebbero vivere quel sogno”; Ed è questo che vogliono fare i giovani protagonisti: vivere in parte quella vita, ma rubando, drogandosi ed ostentando pericolosamente quanto compiuto, inserendo foto in modo azzardato nei social network, parlandone con i compagni di scuola e nascondendo la refurtiva in luoghi inappropriati. Peccano di superbia nella loro superficialità, condannandosi a priori. Questi ragazzi sono interpretati meravigliosamente dagli attori protagonisti, in particolar modo da Israel Broussard nei panni dell’unico componente maschio della banda, ed Emma Watson, che svestiti i panni della brava Hermione Granger nella saga di harry Potter, dopo l’ottima performance in Noi siamo infinito, qui è sorprendentemente credibile nel ruolo della “Bad Girl” opportunista ed ipocrita. Davvero un ottimo lavoro.

Molti troveranno la vicenda, i personaggi e le musiche di una pesantezza magistrale, quasi fastidiosi, provando zero empatia per i ragazzi, ma considerandoli insulsi e privi di cervello. Altri ne apprezzeranno l’illimitato numero di oggetti di alta moda e giudicheranno le azioni dei ragazzi come nulla di che. In entrambi i casi, il film arriverà allo spettatore come un pugno nello stomaco, perché nella sua volontà descrittiva vi è l’intento di creare delle parti tra il pubblico e di suscitare una reazione, sia essa positiva o negativa. Una forte reazione.

Vedere per credere.

Voto: 7.5

Luca Ceccotti

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