Nulla di nuovo per quanto riguarda il discorso delle possessioni demoniache se non l’introduzione di questa affascinante credenza ebraica dove i demoni vengono rinchiusi in una scatola che richiama il mito del del vaso di Pandora dove vengono rinchiusi tutti i mali della terra.

Il film diretto da Bornedal (Nightwatch-Il guardiano di notte) e prodotto da Raimi (La casa, L’armata delle tenebre, La trilogia di Spider Man ecc.) è un giusto mix tra dramma familiare ed eventi soprannaturali che si incastrano al meglio nel quadro della storia.
Il regista è bravissimo nell’utilizzo delle luci, che rendono le scene principali, di grande intensità emotiva. Da ricordare la scena dell’obitorio senza ombra di dubbio. Ottima anche la tecnica con cui stacca le scene, con il particolare delle inquadrature dall’alto accompagnate da note basse di pianoforte che indicano un nuovo giorno e di come gli eventi si aggravino sempre di più durante il proseguio del film.
Per quanto riguarda la scelta del cast nulla da recriminare. Jeffrey Dean Morgan entra perfettamente nella parte del padre di Em, interpreata da un strepitosa Natasha Calis. Kyra Sedgwick si limita a fare la classica parte della madre rompiballe nella prima parte del film, poi quella comprensibilmente sconvolta quando scopre ciò che affligge la figlia, e ci riesce bene. Madison Davenport, che interpreta la sorella maggiore di Em, Hannah, non guasta ma non buca neanche lo schermo e ciò è dovuto ovviamente dalla trama del film. Da tenere d’occhio. Matisyahu sa quello che deve fare e lo fa bene nel ruolo del rabbino esorcista.
Piccolo neo del film, o grosso buco nella sceneggiatura, è il ruolo del compagno della madre di Em, che dopo in confronto all’ultimo dente contro il demone, viene spazzato via dalla sceneggiatura come le folate di vento che entrano in scena quando il Dybbuq comincia ad avere i suoi cinque minuti.

Da vedere per le scene suggestive in cui si manifesta il Dybbuq e per chi ama il genere.

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