The Twilight saga: Breaking dawn -parte 1- recensione

Probabilmente se dovessi descrivere pregi e difetti di questo film, non mi basterebbero 682 pagine, tante sono quelle che vanno a comporre l’ultimo romanzo di Stephenie Meyer! Per cui cercherò di essere il più chiara e coincisa possibile.
Credo che la forza del film risieda non solo nella maturazione dei vari personaggi/attori, ma anche nel modo in cui il nuovo regista, Bill Condon, ha deciso di trattarlo. Il suo passare da scene semplici e vicine alla realtà di tutti i giorni, ad atmosfere più cupe e soprannaturali, riuscendo comunque a dare una continuità al tutto, non lascia mai allo spettatore il tempo di annoiarsi. Tutto succede velocemente e anche nelle scene più lente, quelle che pensi possano essere noiose, lui trova il modo di renderle interessanti. A tal proposito, meraviglioso, a mio avviso, è stato il modo in cui ha trattato l’incubo che la protagonista fa la notte prima del matrimonio; introduce il tutto come un sogno, che ti porta in un’atmosfera di pura serenità, dove il bianco regna sovrano, per poi invece, mostrarti questa sorta di macabra torta nuziale, composta da corpi umani dissanguati, su cui dominano Bella ed Edward, il cui candore degli abiti nuziali è macchiato del sangue dei loro amici.
Ovviamente la sola regia, per quanto possa essere buona, non basta per rendere appetitoso un film agli occhi dei fan più esigenti; ecco quindi che in suo aiuto accorre una buona colonna sonora e un’ottima score, ancora una volta affidata a Carter Burwell. Ottima, a mio avviso, anche la scelta di riprendere melodie e canzoni già sentite anche nei capitoli precedenti; come “Flightless bird, american mouth” che fa da sottofondo alle promesse dei due giovani sposi, oppure la sempre meravigliosa, anche se in versione puramente strumentale, “My love” che accompagna l’inizio del banchetto nuziale. Immancabile poi, quella che forse verrà ricordata come LA colonna sonora di Twilight per antonomasia: “Bella’s lullaby”, che non stento a credere risentiremo nuovamente anche nel secondo capitolo di Breaking Dawn.
Non mancano però di certo alcune “note dolenti”; come l’eco troppo insistente delle voci dei lupi, che rende i dialoghi poco comprensibili, anche se è da lodare l’introduzione di questa mediazione telepatica tra i membri del branco, visto che nei film precedenti non c’era mai stata!
Poi c’è il fattore Renesmee. Se la trasposizione del volto della piccola Mackenzie è stato fatto egregiamente nella versione adolescenziale, mostrata dai flash di Jake, non si può certo dire altrettanto della versione neonata. Gli occhi, infatti, risultano essere sproporzionati rispetto alla grandezza complessiva del viso e questo rende l’effetto finale antinaturalistico.
Ma a parte questo, credo che l’intero team, gestito da Bill, sia riuscito comunque a regalarci delle grandi emozioni, che sicuramente ci spingeranno a tornare al cinema il prossimo novembre, quando uscirà il capitolo che metterà la parola “fine” a questo fenomeno mondiale e che, ne sono sicura, ci lascerà nuovamente senza fiato!
A questo punto, dopo lodi e critiche allo staff tecnico, possiamo parlare anche dell’ottimo lavoro dello staff artistico e in particolare di quello di Kristen, (su cui truccatori e tecnici di effetti digitali hanno fatto miracoli), che credo sia riuscita a rendere bene l’idea del passaggio che il suo personaggio affronta e che la allontana “dal regno in cui nessuno muore”, quello dell’infanzia/adolescenza, per avvicinarla a quello della vita adulta, in cui si è pronti a morire pur di salvare la vita della creatura che porti in grembo. Credo che la scena del parto sia stata quella che, su di me almeno, ha avuto il maggior impatto emotivo, seguita da quella straziante in cui Edward tenta in tutti i modi di rianimare la sua Bella. Reputo che Robert, in questa scena, abbia dato il meglio di se, mettendoci veramente il cuore. Certo anche il doppiaggio magistrale di Stefano Crescentini ha contribuito a dare un certo spessore alla scena; quel suo continuo ripetersi “Non sei morta, non sei morta” seguito dalla triplice imprecazione “Ti prego, ti prego, ti prego” mi ha fatto davvero battere il cuore, al quale poi si sono sommate le lacrime nel momento in cui ha aggiunto “Torna da me, ti prego amore mio”.
Per quanto riguarda Taylor, invece, credo che il suo momento più espressivo e significativo, per quanto esso sia stato questione di pochi secondi, sia stato quello in cui cade in ginocchio, alle spalle di Rosalie, conscio del fatto di aver avuto l’imprinting con la piccola creatura che la “bionda” stringe tra le braccia, amorevolmente. A tal proposito, credo che il vero personaggio rivelazione sia stato proprio quello di Rosalie, la ragazza dal cuore di ghiaccio, che finalmente si scioglie alla vista di ciò che lei non potrà mai avere; una bambina. Trovo che Nikki sia stata davvero molto convincente nella sua interpretazione.
Tornando a Kris e alla sua scena finale, con cui mi avvio alla conclusione, ho trovato davvero molto interessante la scelta compiuta da Condon, di mostrare i ricordi di Bella, nel mentre della sua trasformazione in splendida creatura immortale. La cosa che ho notato è che, ad esclusione del momento in cui Bella si rivede bambina, tra le braccia di sua madre, tutti gli altri sono ricordi legati ad Edward; come se nel periodo della sua infanzia/adolescenza, lei non fosse vissuta, ma solo “sopravvissuta”, almeno fino al momento in cui non incontrò quello che poi sarebbe diventato suo marito e che l’avrebbe fatta rinascere a nuova vita.
Una vita in cui il tempo non può che avere un’unica unità di misura: l’eternità!

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