The Twilight Saga: Breaking Dawn – Parte 1, la recensione

Dopo tre film, quattro libri e milioni di dollari guadagnati in tutto il mondo, il penultimo capitolo della saga di Twilight approda finalmente nelle sale cinematografiche italiane, non senza dividere i critici e, naturalmente, i fan. Perché trasportare al cinema un libro come Breaking Dawn, senza essere linciati dai fedelissimi fan, non era semplice. In fondo non lo è mai. Così l’arduo compito è stato affidato, come per i film precedenti, a Melissa Rosenberg, già sceneggiatrice di Dexter. E devo ammettere che il lavoro svolto dalla Rosenberg, ma anche dal regista Bill Condon, è più che soddisfacente. Certo, non sono d’accordo con l’idea di dividere il film in due parti (cosa non si fa per guadagnare solo e sempre più soldi?). Idea che secondo me ha reso il film solo troppo lento, soprattutto nella prima parte, con un matrimonio durato un’eternità. Certo, un momento molto importante, e trattato devo dire con grande cura, ma davvero troppo lungo. Così, con un po’ di fatica, passiamo alla tanto attesa luna di miele, una di quelle scene spinose che Condon ha trattato egregiamente. La scena è stata girata molto bene, non troppo spinta per le giovanissime fan della saga, ma neanche troppo poco. Si riesce a respirare perfettamente l’aria da prima volta. Kristen Stewart e Robert Pattinson hanno un’alchimia incredibile. La luna di miele va così avanti tra partite di scacchi e tentativi della protagonista di tentare il tenebroso e bellissimo vampiro. Divertente anche la scena di lei che si prepara come una normale adolescente alla sua prima volta, nonostante le circostanze poco normali. Lui d’altro canto non vuole farle del male, ma accetta di accontentarla. Ed è qui che avviene l’irreparabile. Quello che sembrava impossibile avviene e la vita di Bella è nuovamente in pericolo. Lei rimane incinta e, bruscamente, Edward decide di tornare a Forks, per permettere così a Carlise di poter estrarre il feto senza uccidere Bella. C’è solo una cosa che Edward non ha calcolato, il volere di Bella di essere madre. Non c’è molto tempo, il feto è troppo forte per il suo esile corpo umano e i licantropi scoprono l’accaduto. Le cose in questo modo si complicano ulteriormente. Loro non permetteranno mai che un mostro nasca e cresca nel loro territorio. Jacob, eterno migliore amico di Bella, farebbe di tutto per proteggerla. Così si “stacca” dal branco di Sam per allearsi con i Cullen e difendere Bella e il bambino. Pian piano, forse un po’ troppo lentamente, ci avviciniamo all’atto finale. Bella sta per partorire, in una scena ai limiti dello splatter, e i licantropi stanno per attaccare. Mentre Edward, Jacob e Rosalie, in cui Bella ha trovato inaspettatamente un’alleata, la aiutano a partorire con metodi decisamente poco ortodossi, il resto della famiglia protegge il territorio dai lupi mannari. Ed ecco uno dei momenti più attesi dai fan. La nascita della bambina. Renesmee è viva, ma non si può dire lo stesso di Bella, inerme sul tavolo operatorio. Edward cerca disperatamente di rianimarla, iniettandole più veleno possibile nel sangue. Jacob, disperato e distrutto dalla sua morte viene sconvolto ancora una volta. Ha l’imprinting con Renesmee. Dopo aver realizzato l’accaduto, corre fuori dalla casa, respingendo i suoi simili, che non possono più ucciderla, essendo la bambina il suo imprinting. Ci avviciniamo così alla fine del film, con gli ultimi quindici minuti che si distaccano, per via del ritmo intrapreso, dal resto del film. Bella è stata finalmente trasformata e lo capiamo dall’inquadratura finale, che mostra i suoi occhi aperti, iniettati di un inquietante rosso sangue. Alla fine del film il mio giudizio è più che positivo. Il regista Bill Condon ha reso il quarto romanzo della saga di Twilight sullo schermo una piacevole sorpresa, caratterizzando i personaggi e facendoli evolvere come mai prima nei precedenti adattamenti cinematografici. Il tocco un po’ più dark nel finale fa sperare in un quinto capitolo più movimentato, e chi ha letto il libro sa a cosa mi riferisco. L’unico neo è la lentezza della prima parte, causata dall’aver diviso in due parti l’ultimo capitolo della saga. Una decisione, secondo me, dettata più dal marketing che dalla voglia di restare fedeli al libro.

Voto: 7/10

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