Con un’intensità travolgente, Matt Revees cala il sipario su una delle saghe più emotive e drammatiche viste negli ultimi anni. The War, ultimo capitolo de Il Pianeta delle Scimmie, reboot del 2011, irrompe con grandissima grinta nelle sale cinematografiche, portando con sé tutto un cammino evolutivo e selvaggio che ha fatto della trilogia un crescendo di tensione e maturità senza precedenti. Una strepitosa battaglia primitiva, che scomoda la natura mettendo in contrapposizione evoluzione e regresso. L’enorme squillo di un cinema digitale mai cosi passionale.

Reeves dopo aver ereditato la regia da Rupert Wyatt alla fine del primo capitolo, continua a percorrere le stesse orme di Apes Revolution, schierandosi, con una visione ormai eliocentristica, dalla parte di Cesare (un sempre immenso Andy Serkins), e spalleggiandone il suo seguito oppresso, prossimo ad essere abbandonato ad un destino apocalittico. La resa dei conti è infatti alle porte e un esercito di soldati, supportati anche da alcuni gorilla “disertori”, è pronto a battersi all’ultimo sangue per evitare una catastrofica estinzione.

Cinema digitale eccezionale, intimo. I diversi punti di forza di The War si misurano a tutto tondo.
Impossibile, però, non partire da una regia straordinaria, battezzata da una sequenza iniziale tecnicamente sublime, al punto da fare impallidire qualsiasi war movie. Tensione e azione si mescolano alla perfezione, appagando vista e udito in quello che diventa un biglietto da visita davvero niente male. La bellezza degli scenari è mozzafiato, la fotografia eccelsa e il comparto audio giganteggia. Per non parlare poi della definizione delle scimmie, oramai pura accademia artistica.
Ma l’intelligenza di Reeves non si limita a questo, e se lo scatto d’apertura non è altro che un grossissimo fuoco d’artificio capace di farci tuffare fin da subito in prima linea, gran parte della pellicola scivola via giocando su un forte impatto emotivo, dove i numerosi struggenti primi piani posati su delicati temi melodici, sfidano direttamente lo spettatore a “umanizzarne” il contesto.

Il film è poi una continua contrapposizione di elementi, mai limitati al contrasto tra bene e male. Lo scontro tra uomo e scimmia e tra moderno e barbaro, sfocia in sfumature ben più ampie che si raccolgono attorno ad un unico primitivo principio: la sopravvivenza.
E’ qui che entra in gioco il personaggio del Colonnello, un’antagonista finalmente ben caratterizzato con finezza e profondità. Ad impersonarlo è un Woody Harrelson davvero eccezionale che porta in scena una figura concreta e credibile, animata da una (in)sana follia serafica, stretta tra ideali patriottici e convinzioni bibliche.
Reeves né concentra l’attenzione sullo scontro con Cesare, verso il quale apre del tutto un’anima più umana che mai, mascherando, in una specie di sineddoche, il contorno desolato che aleggia sullo sfondo, dove la figura di Nova, una bambina sperduta nei paesaggi deserti, si fa portavoce di una incolpevole innocenza .

A mescolare tutti questi elementi c’è una mano innamorata che gestisce la sceneggiatura con estrema passione. Reeves non tralascia praticamente nulla, facendo attenzione in modo maniacale anche al più piccolo dettaglio. Sorprende in particolare il perfetto uso dei tempi cinematografici e l’importanza rivolta ad ogni personaggio secondario che non viene mai trattato con banalità. Un insieme di fattori che si lega in un tutto macroscopico.

The War mostra a più riprese di non risparmiarsi mai. Straziante, struggente, a tratti devastante, è l’incarnazione di un cinema semplice ma capace di spostare gli equilibri con la sola potenza delle immagini, utilizzando allo stesso tempo eccellenze fuori dal comune. Sbriciola lo stereotipo di pellicola d’azione riempiendo lo schermo con istinti di ribellione, redenzione e libertà, trovandone una forza interiore trascinante e romantica. Una vittoria totale.

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