C’è davvero ancora qualcosa da dire sul Marvel Cinematic Universe dopo sedici film? La risposta è si, e del tutto non scontata. Per due ragioni innanzitutto: la prima, ovvia, è che un certo odore di stantio iniziava a pervadere l’ambiente da almeno tre, quattro film; l’altra è che tra tutti gli Avengers, Thor, e la sua saga in sè, avevano fatto non poco storcere il naso a livello narrativo.
Ebbene, questo abbastanza deciso cambio di registro marchiato Taika Waititi, ha preso i famosi due piccioni con una fava, ridando linfa ad entrambe le parti con un corposo e gradasso imprint comico che rende l’esperienza di Ragnarock davvero soprendente.

Si, perchè il taglio a tratti quasi demenziale dei protagonisti in gioco alleggerisce in maniera formidabile la pellicola, conferendo anche all’aspetto pratico e narrativo, elementi che rendono questo capitolo del Dio del tuono di gran lunga il migliore dei tre. Merito anche della presenza di spalle importanti come Hiddlestone e Ruffalo e dei loro personaggi “rumorosi” ma mai tanto ingombranti da mettere in secondo piano un Chris Hemsworth a sua volta rigenerato, mai cosi a suo agio nei panni di Thor, e vera star della pellicola.
Un restyling che giova a tutto e tutti, mascherando abilmente i classici schemi di genere con cattivi sempre più cattivi, personaggi in cerca di redenzione e cambi di partito ad ogni soffio di vento. Cate Blanchett si presta con il proprio indiscusso talento al ruolo di villain di turno con una figura tanto affascinante quanto crudele. Niente di sconvolgente, soprattutto per chi considera il Loki di Hiddlestone un fiore nel deserto, ma quel tanto convincente da meritare il peso del personaggio che interpreta.
Caratterizzazioni che trasudano una grande alchimia e un ferrato legame umoristico anche nei momenti più drammatici. C’è spazio per tutto, soprattutto quando è il momento di fare sul serio e i conti con la sopravvivenza di un popolo vanno oltre gli aspetti umani e sentimentali. Come a dire: film “gigione” si, ma che la sua storia ce l’ha davvero. Sembra banale ma è in realtà un vero colpo di scena.

Senza strafare, e soprattutto stravolgere le consuetudini, Waititi, regista neozelandese con indole comica, riesce a portare una ventata fresca su un franchising stanco. Accompagnato da una colonna sonora con un rock accattivante, Thor: Ragnarock riesce a tenere ancora saldamente aggrappati i fan di una saga che può ancora sperare di stupire e divertire. E magari aprire definitivamente le porte a un regista interessante.

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