IL DIO DEL TUONO – ATTO SECONDO

La “Fase 2” della Marvel è stata ormai svelata in (quasi?) tutta la sua ampiezza ed è ormai tempo di lasciar spazio alle pellicole che la compongono, per vedere se la casa delle idee avrà nuovamente successo.
Dopo “Iron Man 3”, dunque, si riparte da Asgard: in questo secondo capitolo delle sue avventure in solitaria, Thor è chiamato a fronteggiare la minaccia degli elfi oscuri guidati da Malekith, un antico nemico dei novi regni del cosmo, che brama di far calare le tenebre perenni e di regnare incontrastato per l’eternità. Per fermarlo, il dio del tuono sarà costretto ad allearsi con il fratellastro Loki, ben sapendo che del malvagio parente non potrà mai fidarsi, e nel contempo dovrà anche salvare la sua amata Jane Foster, venuta accidentalmente a contatto con un potere oscuro che Malekith desidera.
Dopo un primo episodio dal taglio autoriale, non per nulla la regia era di Kenneth Branagh, ed il crossover “The Avengers”, il produttore Kevin Feige ha deciso che era ora di esplorare meglio il mondo di Asgard e gli universi ad esso collegati, solo accennati nel primo film; lo spettatore si ritrova, quindi, catapultato in un’ambientazione di stampo quasi medievale, dove però si inseriscono le più moderne tecnologie aliene (vedi navicelle e raggi laser).
La trama del film, decisamente più complessa rispetto al primo capitolo e realizzata da un team di sceneggiatori in cui figura anche Joss Whedon, si mantiene godibile per tutta la durata della pellicola mentre le numerose scene d’azione risultano ben distribuite all’interno del filo narrativo e lasciano stupiti quanto basta, anche se è impossibile (almeno per gli appassionati) non trovare delle similitudini con l’universo di “Star Wars” nella sequenza dell’invasione di Asgard: i suoni delle astronavi e alcune inquadrature richiamano (di peso) la celebre saga.
La regia di Alan Taylor, pur compiendo un lavoro egregio, si mantiene su livelli di anonimato, non avendo un particolare tratto distintivo, né guizzi stilistici degni di nota; belle le musiche di Bryan Tyler e sublime la fotografia di Kramer Morgenthau che, adattandosi alle varie ambientazioni, gioca magistralmente con i colori caldi e freddi.
Il cast, infine, risulta azzeccatissimo: Chris Hemsworth mostra di poter sostenere con sicurezza l’evoluzione (meno Shakespeariana e più ironica in questo caso) del personaggio, Natalie Portman e Tom Hiddleston si confermano interpreti di gran classe nei rispettivi ruoli di Jane e Loki mentre Anthony Hopkins, Kat Dennings e Rene Russo (ovvero Odino, Darcy e Frigga) beneficiano dell’ampliamento dei loro ruoli e mostrano le loro abilità recitative in maniera convincente. Un discorso a parte meritano Malekith e i compagni d’arme di Thor; nel caso del primo personaggio, incarnato da Christopher Eccleston, sarebbe risultato apprezzabile un breve approfondimento sulla sua realtà e sul mondo degli Elfi Oscuri, personaggi carichi di fascino ma ridotti a villain da “qualche scena e via”. Gli amici di Thor invece, a cui in precedenza era stato dedicato spazio maggiore, risultano davvero sacrificati nelle loro brevi apparizioni ed in particolare Lady Sif, poteva essere sfruttata in maniera davvero migliore e magari messa in contrasto con Jane.

Per concludere, qualche considerazione più generale: “Thor – The Dark World” si presenta come un film estremamente godibile, perfetta rappresentazione del metodo produttivo della Marvel, che fino ad ora si è dimostrato superiore alla collega/rivale DC (anche perché finchè quest’ultima continuerà ad appesantire i suoi personaggi, vedi Superman, con tematiche da dramma psicologico si fatica a vedere un cambiamento); Thor è diventato più simile ad Iron Man, guadagnando forse maggior appeal ma sacrificando un’anima più epica che, forse, sarebbe stato interessante esplorare.
Nel complesso, comunque, un blockbuster ben confezionato, che sicuramente piacerà agli appassionati di cinecomic; ma una domanda rimane: non ci saranno troppi progetti in ballo sui supereroi? Intendiamoci: undici cinecomic (sicuri) da qui al 2017 sono, francamente, troppi e denotano una triste deriva del cinema Hollywoodiano, che pare oramai incapace di scardinarsi da queste produzioni. Questa l’opinione di chi scrive, ciascuno tragga (liberamente) le proprie conclusioni.

Edoardo Billato

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