Con Alan Taylor alla regia, è tempo di nuove avventure per quel braciolone del biondissimo Thor; perché, si sa, per ogni eroe ci sono almeno 10 svitati megalomani con necessità di conquista/distruzione del mondo, qualunque esso sia, e che reclamano periodicamente la loro parte di attenzione.

Secondo film della saga, il nuovo capitolo che ha per protagonista il figlio di Odino, è il risultato di un insieme di alti e bassi che, nel complesso, danno vita ad un prodotto meritevole di un 7,5 tendente all’8.

“Thor The Dark World” è, innanzi tutto, bello da vedere.
Immagini ed effetti speciali sono una gioia per gli occhi.
Cotanto splendore cala di intensità solo nelle scene di battaglia, fondamentalmente prive di pathos, dal momento che i soldati asgardiani si rivelano essere delle vere pippe (passatemi il termine) come combattenti.
Fanno eccezione i magnifici compagni di merende di Thor, tra i quali spicca Sif, una gnocchissima Jamie Alexander la quale, con tutta la mia adorazione per Natalie Portman, non capisco come abbia potuto lasciare del tutto indifferente il nostro amato biondone.

Detto ciò, capolavoro da un punto di vista visivo, è la storia ad avere qualche punto di instabilità.
Non tanto il filone narrativo “devo ritrovare quel manfano del mio fidanzato, che mi ha mollata ad aspettarlo senza neanche un sms da anni nemmeno mi chiamassi Penelope” o quello parallelo dell'”eroe che combatte per la patria minacciata da un esercito di elfi malefici (strani incroci devono esserci stati per un certo periodo nella Terra di Mezzo)”, perché entrambi funzionano abbastanza bene.

Quello che, diciamocelo, a noi tutti interessava molto più del destino di Asgard, della Terra o di Natalie Portman, era il complesso rapporto tra Thor e il perennemente “indispettito” fratello Loki.
“Uniti” di nuovo dall’amore dei figli maschi per la mamma (tra l’altro vero personaggio di carattere, altro che Odino), “Red e Toby nemici-amici” sono costretti di nuovo a stare a stretto contatto, a conciliare, se così si può dire, i loro opposti caratteri e ad affrontare quel loro difficilissimo legame di fratelli non di sangue.
Più volte la sceneggiatura tenta di indagare questo aspetto, senza però riuscire mai ad andare a fondo. Una vera delusione.

Chris Hemsworth perfetto nei panni di Thor; rendere ridicolo un personaggio che se ne va a giro con un look improbabile e un enorme martello sempre al fianco è un attimo, ma lui riesce a mantenerlo invece carismatico.
Niente altro da dire sul protagonista, bene o male, come tutti gli eroi positivi, caratterizzabile con le 3 B: Bravo, Buono e Bello.
Quest’ultimo aspetto sottolineato anche dal regista che indugia lungamente con la macchina da presa su un momento di contemplazione del panorama senza maglietta, neanche fosse Piero Angela che gira un documentario sugli addominali.
Un grazie comunque da tutta la popolazione femminile, compresa, bando all’ipocrisia, la sottoscritta.

Unico vero idolo indiscusso rimane il Loki di Tom Hiddlestone, ancora una volta il più contorto e interessante dei personaggi sullo schermo, quello per cui vale veramente la pena andare al cinema.

Per tutti gli amanti del genere insomma, non eccelso, ma un buon film.

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