Wally Pfister esordisce alla regia ma fa già parte della leggenda. E’ lui il sublime direttore della fotografia di tutti i film di Nolan, da Memento alla trilogia del Cavaliere, premiato con l Oscar per l’inarrivabile Inception. Transcendence e’ quindi indissolubilmente legato, nel bene e nel male, al mondo di Nolan, non poteva essere altrimenti , troppo devastante l impatto del maestro della fotografia nei vecchi film , sopratutto Batman ed Inception, per creare un opera che slegasse completamente l’incredibile alchimia tra i due. E la presenza di Nolan aleggia fin dai titoli di testa in quest’opera. Ma lo fa spesso in modo caotico, per niente lineare e a volte pretenzioso fino a farne diventare il punto debole di questo pur ottimo Sci/Fi, che sciorina argomenti ed idee anche fin troppo complesse legate alle illimitate possibilità della tecnologia. Uno script che abbraccia gran parte della fantascienza letteraria e cinematografica degli ultimi 50 anni, con chiari richiami ad Asimov e Cronenberg , a Matrix e il Tagliaerbe . Uno storia sempre in bilico tra etica e ricerca, con Depp che da massimo ricercatore mondiale nel campo dell’intelligenza artificiale arriva fino alla creazione del super computer in possesso dell’autocoscienza e del sapere collettivo. Sta a noi capire se ciò è un bene, come la nanotecnologia usata per curare il cancro , o un male, la creazione di mutanti collegati in rete controllati dalla coscienza virtuale che a tratti fa capire che siamo davanti ad una possibile era di schiavitù tecnologica.

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