Optimus Prime, uno di noi.

Se una delle funzioni principali del cinema è quella di intrattenere ecco che Transformers 3 coglie nel segno emozionando lo spettatore, estrapolando l’eterno “bambinone” di ognuno di noi e portandoci ad una vera esaltazione dei sensi.

Non saremo d’innanzi a quel cinema da pelle d’oca Nolaniano, per l’amor del cielo, ma il buon Michael “blockbuster” Bay sa fare il suo mestiere alla grande; che deriva dal mondo dei videoclip ormai è palese ed è inutile ricercare quei contenuti profondi da riflessione nei suoi film, così come non bisogna aspettarsi sceneggiature indimenticabili o dialoghi da storia del cinema.

Bay dirige momenti, dirige esaltazioni visive e sonore; schegge di emozioni spasmodiche, picchi di esaltazione e commozione in un grande baraccone da circo, un circo di classe però.

Transformers 3 “mangia” i precedenti capitoli sul fronte visivo, fa uso di un 3D (finalmente) grandioso ed avvolgente (grazie Mr. Cameron) supportato dai migliori effetti visivi in circolazione dall’inizio del nuovo millennio e ti lascia stordito ma soddisfatto alla fine dei fin troppo lunghi 153 minuti di visione. Ci sono, ovviamente, dei “però”.

Le pecche del film sono quelle che ci si aspettava, quelle che come già citato si porterà per sempre dietro Mr. Bad Boys Bay: una trama un po’ confusionale (ma sicuramente più fluida del precedente capitolo), le pecche “ironiche” di certi personaggi che portano a sdrammatizzare troppo la pellicola e la gestione del cast.

E’ vero, Turturro, Malkovich & co. sono ottimi comprimari ma forse un po’ troppo macchiette, un po’ troppo…da contorno.

Shia LaBeouf è tornato grande in questo capitolo conclusivo, da solo regge il film da un punto di vista “carnale”…di attori veri insomma; il buon Dempsey convince come Villain ma, aimè, la pecca maggiore è quella biondona che nulla c’entra con Megan Fox.

La mancanza della bella mora pesa eccome, Megan Fox avrebbe dato un senso differente a tutto il film e per quanto ce la metta tutta, l’ex Victoria Secret’s Rosie Huntington-Whiteley, sembra proprio fuori luogo: troppo bionda, troppo labbrona canotto, troppo “pulita”…insomma non c’entra nulla e non sa nemmeno cosa voglia dire la parola “recitazione” (il fatto che sia anche leggermente zoccola non aiuta la sua parte).

In conclusione? Il miglior capitolo della saga, una degna conclusione per una bella serie (guai però paragonarla allo Star Wars del 2000 come certi “addetti ai lavori” hanno osato dire) che ha saputo emozionare tramite dei freddi e giganteschi robottoni che ci hanno salvato la pelle per bene 3 volte.

Il prologo è forse uno dei migliori che questo cineasta ci abbia mai regalato e le battaglie, con l’ampio e grandioso uso del ralenty, sono da rimanere a bocca aperta: a loro modo epiche.

Il cinema di Bay è odiato dalla critica ed osannato dal pubblico, io ritengo che sia un buon cineasta che sa emozionare ed intrattenere con le sue pellicole ricche di retorica, luoghi comuni, musiche possenti ed effetti visivi; il cinema di Michael Bay è questo, emozioni a spot che lasciano comunque un grande eco nel vuoto enorme che, purtroppo, le su pellicole si portano appresso.

Chi rimane sempre, e dico SEMPRE, soddisfatto dal suo modo di fare cinema sono gli occhi di chi assiste alle meraviglie rappresentate sulla celluloide.

Cuore tiepido ed occhi bollenti, uno su due. Non male.

Optimus Prime, uno di noi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Vai al Film