Instancabile DreamWorks. La casa statunitense sforna prodotti a ritmo industriale e con quest’ultimo lavoro cala il poker dell’ultima stagione: dopo “Madagascar 3”, “Le 5 Leggende” e “I Croods”, ecco arrivare nelle sale la storia di Turbo, lumaca ossessionata dalla velocità. Apertura col botto, la sfida con Monsters University della Pixar è lanciata.

Teo è una lumaca e come perfetta contrapposizione ha il pallino della velocità. E’ affascinato dai bolidi, dalle corse sportive e idolatra un pilota francese, tale Gagnet. Ma la realtà è ben diversa, lontana anni luce. Tutte le mattine si trova a tirare giornata in un campo di pomodori di una casa. il turno di lavoro è scandito da una teiera. La sicurezza sul lavoro? Qui c’è da stare attenti ad uccelli famelici, falciatrici assassine e un perfido bambino. Una triste normalità quando sei piccolo piccolo. Vita monotona combattuta a colpi di immaginazione, l’unica evasione concessa. Una notte, quelle notti dove i sogni sono incontrollabili, si trova fisicamente catapultato nel mondo estremo, fatto di autostrade a quattro corsie e corse clandestine feroci. Proprio durante una di queste gare, Teo viene travolto dagli ingranaggi di una macchina da corsa. Ne esce incredibilmente vivo e…trasformato. Come fosse stato un desiderio chiesto ad una stella caduta dal cielo, si trova ad essere una lumachina da corsa vivente. L’occasione è troppo eclatante e assurda per essere sprecata. In un men che non si dica, la sua vita cambia di colpo ed in breve si troverà a condividere la fama con piloti veri. Correre la 500 miglia di Indianapolis sarà una cosa tanto folle quanto reale. Vedere per credere.

Proprio come il tema trattato, il film corre su un binario molto lineare. Niente curve tortuose o svincoli accidentali, Turbo è tutto qui. Dopo orchi, draghi, gatti e panda, la DreamWorks regredisce leggermente e con le lumache, sceglie una strada più infantile che non riesce a strizzare l’occhio anche al pubblico adulto. Dopo “I Croods” e “Le 5 Leggende”, l’ultima fatica di casa non riesce ad essere roboante come ci si sarebbe aspettato. Vuoi per un gioco di numeri, vuoi per un tema che dopo i due episodi di “Cars” aveva ormai ben poco da offrire, “Turbo” sembra un piccolo passo indietro e una tappa intermedia di lavorazione. Niente di terribile, anzi. Il film è ricco di colori, un buon sonoro, una colonna sonora coinvolgente e, soprattutto, tocca il mito del sogno e dell’impossibile, cosa che i bambini sempre apprezzano. Il personaggio di Teo è simpatico, così come il suo alter ego sognatore umano Tito. Ma…

L’idea del mondo formato mollusco si esaurisce molto presto e passato l’incipit iniziale dove viene mostrato il mondo visto dal basso, la sceneggiatura soffre di pesanti momenti trascinati. Sulla brace ci sono personaggi che a lungo andare stroppiano. Tra lumache e persone c’è troppa carne al fuoco per riuscire a farli funzionare tutti e il risultato è una specie di gara a chi prova a tenere in piedi la scena. Anche i dialoghi, poco brillanti, vanno a caccia della gag facile. Ne paga le conseguenze la sottotraccia del film, basata sul rapporto tra Teo e gli altri personaggi che risulta essere appena accennata.

Il punto di forza del film resta il finale pirotecnico, quasi a testimoniare come tutta la storia sia una rincorsa ad enfatizzare il riscatto del protagonista. Le scene diventano sublimi, merito di un taglio molto “automobilistico” ricco d’adrenalina, e subentra il coinvolgimento emotivo. Una piccola “furbata” che ci farà credere di uscire dalla sala soddisfatti quanto basta. Di “Turbo” non ci innamoreremo ma piacerà tanto ai bambini, il giusto target ai cui è rivolto. Tanta qualità, poca quantità.

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