Di questi tempi non deve essere facile nemmeno per un commediante brillante come Antonio Albanese, uno che si lega alla tradizione della Commedia dell’Arte con cognizione di causa, restare un passo davanti all’attualità per costruire la propria satira. Difficile infatti distinguere ancora i registri – quello grottesco da quello realista, l’allegoria dal ritratto sociale – nell’Italia pre-elettorale dei soliti noti e dell’eterno ritorno degli uguali.
Per non farsi scavalcare dalla cronaca, il comico di origine siciliana mette in scena un paese di fantasia che ricorda quasi il Brazil di Terry Gilliam: una nazione isterica in cui sottosegretari mefistofelici (Fabrizio Bentivoglio) con il ciuffo impomatato e grossi anelli da rock star, fanno le veci di un primo ministro-fantoccio (Paolo Villaggio) nel guidare un Parlamento di pagliacci impigriti, un palazzo del potere in cui invece di uffici e corridoi ci sono grandi sale giochi, cappelle futuriste, saune e salottini.

Di questo Parlamento fa parte anche il trittico Cetto La Qualunque, Rodolfo Favaretto e Frengo Stoppato, ovvero un mafioso di professione politico, un secessionista di professione scafista, e un santone di professione contrabbandiere in odore di beatificazione vaticana (grazie agli sforzi della mamma). Le tre incarnazioni servono al comico per mettere a fuoco i temi forti del film: l’ignoranza e l’assenza di scrupoli della classe dirigente, il razzismo militante di una quota dell’industrioso nord-est, e le ridicole contraddizioni del fondamentalismo religioso. Ebbene, non c’è niente nel piano di Albanese che non funzioni, anche se – come già in Qualunquemente – il ritratto di gruppo e il quadro sociale funzionano meglio delle singole gag. E tuttavia dispiace che su questo affresco non si riesca a costruire una vera e propria storia, una grande distopia con un capo e una coda, in qualche modo “seria”, pur senza difettare in comicità: è uno di quei casi in cui un po’ di ambizione in più avrebbe giovato.

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Mi piace
Le caratterizzazioni di Albanese, sempre puntuali, sempre azzeccate

Non mi piace
La storia è un pretesto, un piedistallo per le gag

Consigliato a chi
A chi cerca una parodia intelligente della situazione grottesca in cui versano  le nostre istituzioni

Voto: 3/5

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