La Schumer prende circa il 70% della propria vita, ne fa uno script e Apatow un quasi biopic. Rom-com d’un’irriverenza così fasulla da risultar’odiosa. Avrebbe dovuto divertire? Fors’allora sarebbe stat’utile aggiungervi le risate preregistrate o un avvis’alla platea come la “bruciatura di sigaretta” nello spigol’in alt’alt’a destra dello schermo. Non fa ridere lei, antipatica quanto la Barrymore e orgogliosament’in sovrappeso quanto la Zellweger più cellulitica. Non fa ridere il plot, non solo per la sua paleolitica struttura “s’incontrano, s’innamorano, litigano, si lasciano e tornan’assieme”, ma peggi’ancora per l’infantile concett’alla base: o libertinismo o matrimonio, “no other ways”. Eppure siamo nel 2015 ed è un pullulare d’altre combinazioni, dalle coppie di fatto alle famigli’estese/allargate. La sceneggiatrice mattatric’e il regista n’evitano il minim’accenno, sarebbe stato un surplus di trasgressiv’anticonformismo intollerabile per il mainstream yankee di critica e pubblico. L’ipertrofia narcisistica d’Amy la pone al centro dell’intera pellicola “e non ci risparmia nulla degli stereotipi dei film d’amore made in Usa.” “Intelligente lavoro d’analisi e rovesciamento delle convenzioni””, rivoluzionata “l’immagine tradizionale delle protagoniste delle commedie romantiche”? Questo sì ch’è umorismo, purtropp’involontario. I comprimari di lusso concessisi all’autoparodia? Marketing, furb’il produttore. “Uptown Girl” di Billy Joel? È davvero una schifezza, c’è poco da scherzare. Un disastro di film, il solit’Apatow.

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