Massimiliano Bruno ci prende gusto. Il passato da sceneggiatore ha un curriculum invidiabile, condito dalle migliori commedie italiane degli ultimi anni (Notte prima degli esami e Maschi contro Femmine per citarne alcuni), quello da regista promette di mantenere lo stesso standard. Dopo l’ottimo esordio con Nessuno mi può giudicare, ecco arrivare sugli schermi Viva l’Italia, commedia vivace con sottofondo agrodolce a raccontare la povera realtà economico/ culturale nostrana di questo periodo.

Reclutati i migliori volti sulla piazza, Bruno tira in ballo molte delle piaghe che affliggono il paese da molto tempo a questa parte: corruzione, corsie preferenziali, raccomandazioni e scandali politici.
Michele Spagnolo (Placido) è un influente esponente politico affermato. Rigorosamente corrotto e doverosamente arrogante e prepotente, vede sistemati i suoi tre figli (Bova, Angiolini e Gassman) in tre diversi settori grazie esclusivamente alle sue potenti raccomandazioni. Quando un giorno, in seguito ad un incidente di Bunga-Bunga, viene colpito da ictus, costretto fisicamente a dire la verità in ogni situazione, la sua vita cambierà di colpo trascinando con sé, di conseguenza, quella dei figli. E’ qui che la fortuna presenta loro il conto. Susanna (ottima Angiolini) è una presunta attrice (con tanto di zeppola feroce) che pretende una carriera ambiziosa, Valerio (Gassman) è un dirigente aziendale privo di qualsiasi competenza in materia e Riccardo, apparentemente il più dotato dei tre con tanto di allettanti offerte di lavoro, è però frenato dal suo spirito idealista.
Una volta caduto (burocraticamente) papà, anche le loro carriere subiranno brusche frenate. E come lo stesso Bruno, versione conduttore del talk show che accompagna il film, dirà, scopriranno che: “la verità ti fa male”.

La trama funziona. Placido è come sempre un fiume in piena che prende bene le parti dell’onorevole deficitato. Le gag si basano molto (troppo?) sul linguaggio un po’ forte e scurrile che tanto piace a noi italiani. Il rapporto con i figli vive di vivaci battibecchi e confonti. A colpi di verità, Placido li stende uno ad uno. Le battute sono talvolta scontate ma strappano lo stesso una risata. Gli altri nomi presenti sulla scena sono ben noti e si prestano facilmente al gioco. Mattioli, Papaleo, Lucia Ocone e la bella Felberbaum solo per citarne alcuni. La retorica è probabilmente un po’ banale e scontata ed è qui che il film trova una contraddizione fastidiosa. Se è vero che la pellicola nasce come commedia leggera votata a portare un po’ di buon umore allo spettatore ridendoci su, allora più di una volta ci si trova a notare come questo puntare il dito si faccia sempre più invadente. Sembra che a tratti Bruno passi dall’evidenziare buone intenzioni, al predicare in modo esagerato, come testimoniato dal lungo monologo finale del politico convertito. Un leggero fuori tema che non guasta la visione ma che gli impedisce allo stesso tempo di valorizzarlo più del dovuto.

In definitiva Bruno fa forse un passo indietro ma se è per passare poco più di un’oretta e mezza senza pretese, il film vale il prezzo di un paio di risate.

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