Dopo un paio d’anni finalmente è tornato sul grande schermo quello che forse è il personaggio più psicologico è intrigande dell’universo marvel. Wolwerine nella scena post credit del mio film a lui interamente dedicati ci aveva lasciati in giappone a “bere per ricordare” e in questo sequel di un prequel è proprio li che si ritrova a vivere una nuova movimentata avventura.
Wolwerine l’immortale è un buonissimi film, interessante, godibile, ma non trascendentale visto che comunque la trama è semplicistica ed sono facilmente ipotizzabili positivamente diversi dialoghi del film e alcuni colpi di scena (aspetto che comunque, a differenza di altri film, non priva di valore la pellicola, visto che comunque questo fattore è esistente in virtù del fatto che questa cinecomic è stato realizzato con un continuo lineare con i precedenti 4+1 films in cui logan compare sul grande schermo).
Il prologo della vicenda (che è spezzato in più punti del film) è suggestivo e affascinante visto che richiama alla memoria un importante fatto realmente accaduto che ha contraddsitinto la storia mondiale.
Wolwerine è sempre lo stesso incredibile e ammaliante persoanggio, rude, psicologico antieroe che catalizza l’attenzione su di se con cinismo, carattere e un pelino di ironia che lo rendono un pilastro traq i numerosissimi persoggi made in marvel (questo anche alle sempre solida interpretazione di Jugh Jackman ormai rodato e come sempre a proprio agio nell’interpretare l’X-men per eccellenza).
Storia di un’amore perduto che tormenta l’innamorato anche a distanza dal dolore che abbandona le proprie radici e la propria natura fino a quando non riacquista la lucidità quotidiana che ti consente di appurare che non si può uccidere, ma al massimo contenere effimeristicamente, il proprio istinto; storia di come un nuovo amore può lenire a poco a poco, fino a lasciarsi alle spalle, il dolore per un’amore finito e perduto.
Bel calderone dagli ingredienti (senso di colpa, giustizia, paura della morte, yakuza, amore, suspense) egregiamente mixati, questo secondo capitolo su Wolwerine da parecchi punti al primo prequel, innalzandosi davanti a questo come fratello maggiore grazie a un taglio più maturo e “serioso”.
Particolare che non mi ha fatto gioire della pellicola a 360 gradi è stata la giustificazione del perche (senza spoilerare) un personaggio del film desidera l’immortalità… una motivazione personalmente asciutta, priva di quella emotività e forza intellettuale che rende uno scopo, per quanto malvagio, “esteticamente godibile e condivisibile” e che sempre stimola la mia empatia.
A suggellare il valore cinefilo della pellicola la scena after credits (che in realtà è un intermezzo dei titoli di coda)… non rivelando niente di approfondito è una sublime testa di ponte.

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