“Una lunga, emozionante guerra legale”: il legal thriller, anche s’ordito classicamente, funziona per la storia vera ch’è alla base, per la recitazione dei protagonisti, per l’impari sfida delle forz’in gioco: una sola donna ultra80enne contro una Nazione, il suo vissuto contro la Storia. Funziona meno il buddy movie, sulla falsariga di “Philomena”, poiché i comprimari si fanno notare o per bravura (lo Hubertus Czernin di Daniel Brühl) o per il fastidio della sottotrama da fiction tv (la Pam Schoenberg di Katie Holmes: finalmente una moglie ch’appoggia le battagli’idealiste del marito, però con l’immancabile bebè in arrivo). Funzion’il ricordo del ventesimo secolo racchiuso nella grandeur della Felix Austria, la Vienna dove fiorirono la musica di Schönberg, la pittura di Klimt e la psicoanalisi di Freud. Funziona meno l’alternanza fra presente e passato: i flashback rallentano la narrazione spezzandone il ritmo e soltanto vers’il finale arrivano a profondità paragonabili con la parte ambientat’ai giorni nostri. Infine il caos d’un film che vorrebbe parlar pure della Shoah mentr’allo stesso tempo afferma che la Maria Altmann d’Helen Mirren ha già trovato la pace negl’USA e ora sta cercando anche la giustizia: un valore non riducibile allo specifico evento del genocidio perpetrato dai nazisti. In questi casi è uso dire “troppa carn’al fuoco”, penso che una cospicua sfoltit’avrebbe giovat’al biopic di Simon Curtis, ch’arranca nel gestire le troppe fila del discorso. 52% su RT, media voto 5,9/10, giudizio: “le robust’interpretazioni dei due personaggi principali non sono sufficienti per superare un trattamento deludentemente opaco d’un’affascinante storia vera.” Condivido.

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