In un mercato ormai reso saturo dai Cinecomic, Wonder Woman è un altro grosso punto interrogativo che dimostra come la DC Comics abbia minore dimestichezza rispetto ai rivali della Marvel.

Il timone affidato a Patty Jenkins (dell’ottimo Monster, ma lontano 2003), testimonia quantomeno un’audace tentativo di riequilibrare le quote rosa all’interno di uno star system sempre più tumultuoso quando si parla di disparità sessuale. Illuminato da una Gal Gadot di una bellezza davvero quasi divina, Wonder Woman pone gli accenti sul gentil sesso, rovesciando in maniera quasi totale il concetto mascolino di forza a discapito di un sentito messaggio di pace e amore. Un bel tentativo mal supportato da diversi fattori che fanno del film più ombre che luci.

La trama è anche ordinata ma tutt’altro che sorprendente. Diana è una bambina cresciuta tra onore e disciplina in un esercito di amazzoni combattenti su un isola ai confini del mondo. L’idea della lotta è solo mitizzata attraverso i racconti di leggende lontane nel tempo. Fino a quando l’incontro con il mondo vero non le aprirà gli occhi su uno scenario in cui uomini e guerra dominano valori feroci.
A pesare con una certa determinazione sul risultato finale è un ritmo sbilanciato, dove a una prima parte piuttosto sotto tono, ne segue una seconda caotica e frettolosa. Le oltre due ore di sceneggiatura si sentono tutte, intervallate da scene d’azione poco convincenti ed effetti speciali che sembrano arrivare con un ritardo di dieci anni rispetto alle strabilianti possibilità digitali di oggi. Il cast è sicuramente un altro punto negativo: se la Gadot almeno ci mette tutta se stessa nell’ interpretare una figura ingenua ma determinata, lo stesso non si può dire dei villain, deboli e davvero poco carismatici. Sicuramente la mancanza di un nome di spessore si è sentita più del dovuto, e anche Chris Pine non si è rivelato quella spalla capace di dare la scintilla in più. O forse l’idea della Jenkins era dare maggior risalto possibile alla protagonista, non immaginando che tra slogan dal bassissimo impatto emotivo e momenti comici che trovano rara fortuna, l’alchimia sullo schermo faticasse cosi tanto.

Trascinandosi faticosamente verso i titoli di coda, Wonder Woman non riesce a staccarsi di dosso quella sensazione di incompiutezza già vista sia in Batman vs Superman che in Suicide Squad. Un peccato di poco conto visto che quel poco che funziona è proprio il personaggio della Gadot, che in ottica Justice League si è costruita un bel trampolino di lancio.

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