Non è stato facile recensirlo. Ci voleva una profonda riflessione e molti non condivideranno …. Facciamo subito i conti: 3 della serie regolare , 2 di Wolverine, 1 per introdurre la generazione mutante da giovincella a cui aggiungiamo questo per un totale di 7 film. Non sono pochi. Per un paio di anni siamo apposto. ” Giorni…” sulla carta dovrebbe essere la chiusura del ciclo o perlomeno di un ciclo, un film perno che tragga le fila tra i vari episodi per preparare la volata per i successivi. L’idea di base e’ creare un arco narrativo di spazio e tempo che riunisca e abbracci le due generazioni di mutanti infilando tutti ma proprio tutti i personaggi della serie, anche solo per un cameo. Qui nasce il primo problema : non è un film corale come ci ha abituato la serie regolare, ma un film su Mystika e Wolverine , Xavier e Magneto. Stop . Gli altri fanno presenza, con la dinamicità di omini del subbuteo ( tranne la fantastica scena di QuickSilver che libera Magneto, tra le più spassose della storia dei cinecomics ). Operazione infiliamo tutti e ripartiamo riuscita poco. Secondo problema : la trama. L’incipit e’ da brividi: un 2023 alla Blade Runner, il mondo non se la passa bene e i mutanti ancora meno visto che stanno prendendo delle sonore sberle dalle Sentinelle. Che si fa!? Semplice: per salvare il futuro bisogna modificare il passato! Bisogna mandare qualcuno indietro nel tempo per modificare gli eventi, per scongiurare la politica anti mutanti ( e beccare e fermare chi ha costruiti ste maledette Sentinelle) che provocherà la fine della coabitazione tra umani e mutanti in quello che sarà un futuro piuttosto compromesso. Fin qui niente di male. Anzi dal punto di vista tecnico il film sfrutta i 250 milioni di dollari di budget ( per sonoro, montaggio e fotografia anni 70 siamo al top) Capisco anche che si possa copiare pari pari l’idea di base di Terminator o di altri Sci-fi anni 80. Ma James Cameron aveva premuto sull’acceleratore confezionando un opera che ancora ” fa reparto da se “. Invece non capisco perché un cinecomics come X Men debba poi trasformarsi in una spy story con al centro un improbabile nano doppiogiochista col baffo da porno attore svedese nel ruolo di professor so tutto io è tengo in scacco il mondo, abbandonando le prerogative di azione, movimento, suspence , coinvolgimento e quella dose di spettacolarità e paraculaggine che ci vuole, mancando totalmente poi di colpi di scena e twist vari. Appena Wolverine arriva nel 1973 sai già come va a finire. Poi vabbe Wolve e’ super come sempre. Jennifer Lawrence tutta blu e’ una dea venuta da chissà quale galassia che buca lo schermo e ti ammalia per le due ore e passa . Però poi basta. Finale politicamente corretto con un personaggio che era passato a miglior vita che si ripresenta come se nulla fosse ( doveva essere la sorpresa ma l’avevamo già intuito da mo’).

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