Oggi pubblichiamo la nona puntata del nostro approfondimento sulla storia degli Effetti speciali al cinema, con cui ripercorriamo alcuni dei momenti più memorabili passati per il grande schermo.

L’enorme successo ottenuto da King Kong nel 1933 ingolosì non poco i cineasti dell’epoca che nel 1949 tentarono di nuovo il colpaccio con Il re dell’Africa (in originale Mighty Joe Young ) diretto da Ernest B. Schoedsack e che voleva essere una sorta di sequel del film sullo scimmione. Ad affiancare Willis O’Brien questa volta fu un altro mago della stop motion che sarebbe presto entrato di diritto nell’elenco dei grandi di quest’arte: Ray Harryhausen. Il film si presentò fin dal suo trailer come “Il più incredibile di tutta la storia del cinema” promettendo agli spettatori: “meglio di King Kong” e ancora “non crederete ai vostri occhi”. Per raggiungere l’intento, i due maestri degli effetti speciali misero a punto una tecnica mai usata prima: lo split-screen (in seguito chiamata Dynamation – vedi sotto lo schema esplicativo della tecnica) che permetteva di dare l’impressione che le miniature interagissero direttamente con gli attori. In pratica il regista riprendeva prima la parte destra della scena e poi la sinistra, o viceversa e successivamente univa le due pellicole dando l’impressione che si trattasse di un’unica scena. Questa tecnica fu utilizzata anche in un altro film di Harryhausen Il risveglio del dinosauro (1953) che, su ammissione degli stessi Tomouki Tanaka e Ishiro Honda fu fonte di ispirazione per il primo film di Godzilla (1954). A quella che sembrava quasi una sfida a chi riusciva a portare sul grande schermo il mostro più spaventoso e realistico partecipò anche il Giappone proprio con Godzilla che riscosse grande successo dando il via a una serie di film con protagonista il titanico essere sputa fuoco. Una curiosità è che i registi di Godzilla avrebbero voluto realizzare il mostruoso bestione interamente in stop motion, ma dal momento che le scene in cui era protagonista erano tantissime, decisero di fare indossare un costume da drago ad un attore e poi girare la maggior parte delle scene live in set in miniatura e ricorrere principalmente al compositing. Questo spiega la naturalezza dei movimenti di Godzilla che si può in qualche modo ritenere un “precursore” del motion capture usato per personaggi come Gollum de Il signore degli anelli!

Il re dell’Africa – Trailer

La “bella e la bestia” questa volta sono Jill Young (Terry Moore) e il suo gorillone ammaestrato Joe. Nati e vissuti in Africa, i due si trasferiscono a New York per lavorare in un locale notturno. La nostalgia dell’Africa è forte e abituarsi al nuovo ambiente difficile.

Godzilla – Trailer con sottotitoli in inglese

Sotto la pellaccia dura di Godzilla si cela un attore. I registi Tomouki Tanaka e Ishiro Honda infatti rinuniciarono a il mostruoso bestione interamente in stop motion dal momento che le scene in cui era protagonista erano tantissime e decisero di fare indossare un costume da drago ad un attore e poi girare la maggior parte delle scene live in set in miniatura e ricorrere principalmente al compositing.

Dynamation:


Disegno presente sul sito ufficiale di Ray Harryhausen

(Da sinistra) Un proiettore proiettava le riprese che dovevano fungere da sfondo su una lastra di vetro. Davanti a quest’ultima era posizionato il modellino da animare e frontalmente a questo un’altra lastra di vetro con il matte painting che nascondeva con parti dipinte in nero la cornice da eliminare dall’inquadratura. Una cinepresa riprendeva il tutto e alla fine con il compositing si aggiungevano le immagini live action nella parte inferiore dell’inquadratura, dando un’idea di perfetto realismo.

Lunedì tornate a trovarci per la decima puntata di Cinema ad effetto “Un tuffo 20.000 leghe sotto i mari”


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