In occasione dei venticinque anni dall’uscita del primo Ritorno al Futuro – il film che meglio di qualunque altro ha saputo giocare con i vari aspetti del viaggio del tempo – Best Movie ripercorre i più celebri viaggi nel tempo visti al cinema.

Anche l’Italia, seppur in modo molto poco convenzionale, ha prodotto qualche film sui viaggi nel tempo. Tralasciamo il recente Una Canzone per te e gli scontatissimi A Spasso nel Tempo di Carlo Vanzina, che hanno semplicemente fornito alla coppia Boldi/De Sica altri scenari – nel tempo invece che nella località esotica di turno, in modo non dissimile da quanto fece diversi anni fa Paolo Villaggio con Superfantozzi –  per sfoderare le loro proverbiali gag (forse tra esse si può segnalare soltanto l’omaggio a Pane Amore e Fantasia).  Se fosse ieri, con Antonio Albanese e Fabio de Luigi è il remake di Ricomincio da Capo con Bill Murray, inutile se non per i fan hardcore di Albanese che offre la sua versione del personaggio, ma non è all’altezza dell’originale.

C’è una certa pigrizia nel nostro paese rispetto all’esplorazione di generi che non fanno parte del DNA del nostro cinema: in effetti, solo in un caso il viaggio nel tempo è stato al centro della trama di un film di successo.

Non ci Resta che Piangere (1984) è un film scritto a quattro mani da Massimo Troisi e Roberto Benigni, all’epoca quasi esordienti nel mondo cinematografico (Troisi al terzo film da regista, Benigni al secondo). In buona parte improvvisato, il film narra le disavventure di Mario e Saverio, bidello e maestro di storia, che si ritrovano catapultati inspiegabilmente nel 1492 in un paesino della Toscana. Dopo un iniziale scoramento, i due provano in diversi modi ad influenzare il corso degli eventi (incuranti di paradossi ed effetti farfalla) e sfruttare a proprio vantaggio le maggiori conoscenze, fingendosi artisti ( Troisi che scippa Yesterday ai Beatles è da applausi) e ingegneri fino a partire con il folle piano di fermare Cristoforo Colombo per non fargli scoprire l’America ed evitarne la colonizzazione (il reale  motivo, si scoprirà, sarà molto meno nobile…). Nonostante ce la mettano tutta, cambiare la storia risulta più difficile del previsto… Scene culto: la lettera a Savonarola dettata da Mario a Saverio, omaggio all’altra lettera leggendaria del cinema italiano, quella di Totò e Peppino e Mario che tenta –invano – di insegnare a Leonardo da Vinci a giocare a scopa.

Curiosità: esistono diversi montaggi del film, andati in onda sulla Rai e su LA7 in varie occasioni e molto girato inedito: non esisteva una sceneggiatura e Troisi e Benigni continuavano ad improvvisare fino all’esaurimento. La versione “ufficiale”, quella del DVD, è quella in cui il personaggio di Iris Peynado è un soldato. Tra gli extra del dvd c’è la sequenza (circa mezz’ora) che fa deviare completamente l’ultima parte della storia (ed in cui la Peynado è una nobile di cui si innamorano entrambi i protagonisti). Purtroppo, ci sono altre scene (in rete si trovano facilmente) che non sono state incluse nel DVD e che, per completezza, avrebbero invece dovuto esserci.

Oggi Troisi non c’è più e Benigni s’è dato alla poesia e a film molto più impegnati. Non ci resta che piangere è un vero viaggio nel tempo, alla scoperta di una coppia comica estemporanea e fantastica, da non perdere.

In Non ci resta che Piangere, il viaggio nel tempo è ovviamente un pretesto per tutta una serie di gag surreali e improvvisate da due geni della comicità all’apice della forma: la dinamica del viaggio nel tempo non è spiegata, non serve, pertanto non si può collocare Non ci resta che piangere tra i film di fantascienza. Ciononostante, questo film gode di una particolarità comune a pochissimi altri film sui viaggi nel tempo, e forse unica in quelli sui viaggi nel passato: Mario e Saverio non tornano nel presente, almeno per quel che ne sappiamo…

Di seguito, l’esilarante scena della lettera a Savonarola:

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