217 film in programma, 70 anteprime italiane, l’attesa retrospettiva su Robert Altman e tanto spazio al cinema nazionale. Questi i numeri sintetici del prossimo Festival di Torino, in programma dal 25 novembre al 3 dicembre. Il programma è stato ufficializzato in una conferenza stampa tenutasi oggi a Roma, con il sindaco di Torino Piero Fassino come ospite speciale. La presenza dell’ex segretario del PD è stata da lui stesso spiegata con queste parole «Sono qui come sindaco, ma questa è una connessione ovvia e formale. Le ragioni sono anche altre. Bisogna ricordare prima di tutto che Torino e il cinema hanno un legame lungo e storico: il cinema italiano vi ha la sua culla. Il Torino Film Festival è nato come una sfida ed è cresciuto fino a diventare un grande festival che da lustro non solo alla città ma a tutto il cinema italiano. La nostra era una città industriale e manifatturiera, l’unica vera città industriale italiana. Ma quel modello produttivo si è consumato, e Torino ha dovuto ridefinire la propria identità e oggi è una città plurale, che all’industria ha associato i servizi, la finanza, l’università e soprattutto la cultura. La cultura è un importante asset della città, in grado di trainare perfino il turismo. Quindi sono qui a riaffermare l’impegno della città a continuare a investire in cultura, specie in questo momento».

La presentazione del programma è passata poi per le parole del direttore Gianni Amelio, che ha dichiarato: «Ho cercato di assemblare un Festival che potesse portare al cinema anche chi normalmente non ci va. La nostra non è una linea populista, ma vuole riaffermare il legame tra spettacolo e cultura. Noi ci confrontiamo con manifestazioni come Berlino, il Sundance e Rotterdam. Berlino soprattutto perché ha il pubblico, la città: e l’emozione del nostro festival viene proprio dalla consapevolezza del pubblico cittadino (e non) che noi abbiamo. Un pubblico competente e interessato ai film, non al divismo, perché si riconosce nei registi debuttanti o poco più. Io e Emanuela Martini non facciamo del nostro gusto personale un criterio assoluto, ma ci confrontiamo anche con le esigenze del nostro pubblico e con la voglia di dare visibilità a un cinema altrimenti invisibile o comunque difficile da raggiungere».

Un’edizione che anche nei fatti sembra coniugare l’attenzione ad importanti titoli internazionali come il film di apertura Moneyball (con Brad Pitt nei panni del leggendario manager del baseball americano Billy Beane), Midnight in Paris di Woody Allen e la commedia amara The Descendants (con George Clooney), con un ricco campionario di opere prime e seconde e una forte attenzione al cinema italiano, rappresentato tra gli altri dall’attesa nuovo film di Carlo Virzì, I più grandi di tutti e da una numerosa presenza di documentari, tra cui Il Castello di cui vi abbiamo già presentato due clip esclusive. Importante anche la presenza, nella sezione Festa mobile – Paesaggio con figure di due documentari speciali a firma di Martin Scorsese e Werner Herzog. Il primo prosegue il suo percorso musicale con un ritratto di George Harrison, mentre il regista tedesco porta un film sulla pena di morte dal titolo Into the Abyss.

Tra gli ospiti del festival saranno presenti Laura Morante e quelli che Amelio ha definito « gli attori che fanno anche i registi», ovvero Antonio Albanese, Kim Rossi Stuart, Antonio Celestini e Michele Placido, protagonisti della sezione Figli e amanti. La Morante sarà invece madrina, di Aki Kaurismaki, di cui sarà presentato l’acclamato Le Havre e che riceverà il Gran Premio Torino.

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