« C’è qualcuno in sala che sappia spiegarmi qualcosa?»: fu Rock Hudson a rompere il ghiaccio subito dopo la prima del film di Stanley Kubrick, che nel 1968 consegnò alla storia uno dei capisaldi della fantascienza e con esso una lunga serie di dubbi amletici. Dubbi che più che risposte univoche possono ricevere in realtà solo pareri personali, come lo stesso Kubrick  ci tenne a sottolineare: «ognuno è libero di speculare a suo gusto sul significato filosofico del film, io ho tentato di rappresentare un’esperienza visiva, che aggiri la comprensione per penetrare con il suo contenuto emotivo direttamente nell’inconscio». E certamente ci è riuscito visto che 2001 odissea nello spazio è tanto misterioso quanto affascinante e, ancora oggi, stupisce per l’accuratezza scientifica e la verosimiglianza delle scene ambientate nello spazio. Letteralmente trascinati in orbita sulle note di Così parlò Zarathustra di Strauss per decenni gli spettatori si sono chiesti, e continueranno a chiedersi, cosa sia o cosa rappresenti quel monolite nero scoperto prima dalle scimmie africane 4 milioni di anni fa, dagli scienziati su una base lunare nel 2001 e infine dal povero astronauta David Bowman nella sua stanzetta sul pianeta Giove. Qualcuno pensa rappresenti una sorta di Dio, un’intelligenza sovrannaturale, per altri è l’incognita della fede o ancora una metafora della religione, della natura della tecnologia o la testimonianza dell’esistenza degli alieni. E ancora, perché il computer Hal tradisce gli uomini e cosa significano l’arrivo dell’astronauta su Giove e quell’interminabile viaggio psichedelico (escludendo l’ipotesi che Bowman potesse aver fatto uso di droghe a bordo della Discovery)? Tante le domande e ancor di più le risposte…

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