«E’ raro trovare un film in cui l’ultima mezz’ora ti stupisce quanto la prima e in modi che non ti aspetti». Parola del celebre critico cinematografico Roger Ebert (il primo a ricevere un premio Pulitzer), che così commentò il lungometraggio d’esordio di Spike Jonze, Essere John Malkovich, del 1999. Difficile in effetti dargli torto, considerato che alla fine del film (durante il quale abbiamo dovuto credere a botole che conducono direttamente nella mente di John Malkovich e che poi risputano fuori la gente lanciandola al bordo dell’autostrada) viene fuori che l’anziano Dr. Lester (Orson Bean), il datore di lavoro del protagonista, il burattinaio Craig (John Cusack) è in realtà l’ultracentenario Capitan Mertin, o meglio il suo “traghetto”. In poche parole il tunnel che porta nella mente di Malkovich altro non è che un passaggio che “traghetta” le persone (in grado di controllare il subconscio dei loro ospiti) in corpi altrui, permettendo loro di vivere in eterno. Ma il colpo di genio arriva proprio sul finale quando Maxine (Catherine Keener) molla Malkovich (corpo) e Craig (mente) e rivela di aver concepito un figlio con Lotte (Cameron Diaz) durante un rapporto con John Malkovich, mentre quest’ultima era “ospite della sua mente”! A rendere il tutto ancor più spassoso trovate assurde come quella del settimo piano e mezzo, dotato di soffitti talmente bassi da costringere i poveri dipendenti degli uffici in esso ubicati a camminare piegati a metà e scimmie con traumi infantili da superare…

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