Quando di mezzo ci sono i viaggi nel tempo si può star certi che i neuroni saranno messi a dura prova. Non si sottrae alla regola il film di Terry Gilliam L’esercito delle 12 scimmie che ci sballotta senza pietà tra un tetro 2035, il 1990, il 1996 e la prima guerra mondiale. Insieme a noi c’è Bruce Willis che a forza di far la spola tra presente, passato e futuro va in confusione pure lui. La faccenda è questa: nel 2035 l’umanità è ridotta a pochi sopravvissuti che vivono in un mondo sotterraneo per non farsi contagiare da un virus mortale che nel 1996 ha sterminato la razza umana. I prigionieri delle carceri sono usati come inviati sulla superficie terrestre per scoprire la fonte di tale virus e trovare così un antidoto e tornare all’aria aperta. Tra i “fortunati” c’è James Cole (Bruce Willis) che scopre la “firma” dei possibili responsabili: l’esercito delle 12 scimmie. Inizia così la sua missione a spasso nel tempo e raccoglie informazioni per arrivare alla squadra terroristica colpevole del misfatto. Incidenti di percorso lo catapultano in un ospedale psichiatrico, dove incontra lo “schizzatissimo” Jeffrey Goines (Brad Pitt) e la dottoressa Kathryn Railly (Madeleine Stowe), e nelle trincee della grande guerra. Nel corso di tutto il film c’è una scena ricorrente, ambientata in un aeroporto, in cui una donna bionda corre verso un uomo con lunghi capelli biondi (di spalle) che cade sotto i colpi di una pistola, a osservare la scena c’è un bambino. I pezzi del puzzle si ricompongono solo alla fine quando scopriamo che si tratta di un ricordo di Cole da ragazzino che assiste alla sua morte da adulto, quando insieme alla dottoressa Railly (diventata sua alleata nell’impresa) stava tentando di fermare il vero colpevole dell’epidemia. Paradossi temporali e grattacapi di sorta sono serviti…

Guarda la settima posizione

Guarda la nona posizione

© RIPRODUZIONE RISERVATA