A scommettere che Angelina Jolie sarà tra i cinque registi nominati alla prossima edizione degli Academy Awards non si rischierebbe molto, anche se al momento in cui scriviamo non c’è ancora certezza. Quel che è certo è che è cominciata la corsa all’Oscar per il suo film, Unbroken.
Una storia che ha commosso la donna e ambasciatrice dell’Onu prima ancora che la regista. Perché nella straordinaria avventura di Louis Zamperini c’è l’eroismo e la fame di vita degli ultimi, di quegli uomini e donne che la diva ha più volte incontrato nei suoi numerosi viaggi umanitari.
Una storia che Angelina ha ascoltato personalmente dal suo protagonista, che ha conosciuto per caso e con cui ha stretto una relazione intima, tanto da essergli rimasta accanto anche nel momento della morte, avvenuta lo scorso 2 luglio. Sarà per questo che, quando ne parla, non riesce a trattenere l’emozione e le lacrime.
«Era un uomo straordinario, ma nessuno avrebbe detto che lo sarebbe diventato quando era un ragazzo. Povero, figlio d’immigranti italiani, ha condotto una vita problematica e piena di scelte sbagliate. Ma ha avuto la forza di fare un passo avanti, e con la sua vita ha ispirato gli altri. Ha dimostrato che tutti possiamo essere eroi e che c’è una grande forza dentro di noi. Volevo rilanciare questo messaggio ai miei figli, alla gente: tutti possiamo cambiare e migliorare il mondo con l’energia che abbiamo dentro. Poco prima di morire, nella sua stanza di ospedale, gli ho fatto vedere la versione grezza del film ed era felice che la sua storia venisse raccontata anche al cinema».

Best Movie: Dirigere un film è tutta un’altra storia rispetto a recitare. Tom Hanks una volta mi disse che dirigere è come essere il padrone del ranch e che recitare è come essere un cavallo all’interno del ranch. Due cose opposte.
Angelina Jolie: «Verissimo. È tutta un’altra faccenda e devi essere preparato su ogni aspetto della produzione: molto dipende da te, da come ti poni e dalle scelte che fai. È una grande responsabilità ma fortunatamente ho avuto un team straordinario che mi ha aiutato, dalla ILM di George Lucas per gli effetti speciali ai fratelli Coen, che hanno adattato il libro, traendone una bellissima sceneggiatura che si concentra sugli eventi cruciali e il messaggio insito nella vita di Louis».

BM: Tu che tipo di regista sei?
AJ: «Credo che le due caratteristiche che meglio mi contraddistinguono siano passione e meticolosità. Bisogna essere entrambe le cose, anche se in tanti mi prendono in giro per quanto puntigliosa sono stata e quanto ho investito umanamente in questo progetto. Ma sono così: o provo a farlo bene, come va fatto, o non lo faccio».

BM: Devi essere coinvolta emotivamente per imbarcarti in un progetto del genere?
AJ: «Non c’è altro modo. Un attore può decidere di partecipare a un film per mille ragioni: dal voler lavorare con un determinato attore o regista al mettersi alla prova in un ruolo inedito. Ma per un regista è diverso. Dirigere un film significa impegnare almeno due anni della tua vita, con conseguenze sulla famiglia e su tutte le tue attività private e professionali: deve valerne la pena. Dopo avere conosciuto Louis e aver letto la sua biografia, scritta da Laura Hillenbrand, ho avuto quasi una reazione fisica e mi sono buttata a capofitto in questa avventura». […]

 

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(foto: Getty Images)

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