Ci sono 3 sostituti di Stranger Things su Netflix, ma solo 2 sono davvero validi
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Ci sono 3 sostituti di Stranger Things su Netflix, ma solo 2 sono davvero validi

La serie dei fratelli Duffer ha lasciato un vuoto enorme sulla piattaforma, ma alcune produzioni Netflix sembrano pronte a raccoglierne l’eredità meglio di altre

Ci sono 3 sostituti di Stranger Things su Netflix, ma solo 2 sono davvero validi

La serie dei fratelli Duffer ha lasciato un vuoto enorme sulla piattaforma, ma alcune produzioni Netflix sembrano pronte a raccoglierne l’eredità meglio di altre

il poster di stranger things 5

Con la conclusione di Stranger Things, Netflix si trova davanti a un vuoto difficile da colmare. La serie creata dai fratelli Duffer non è stata soltanto uno dei maggiori successi della piattaforma, ma anche uno di quei rari fenomeni capaci di attraversare quasi un decennio, trasformando una storia di provincia, mostri, amicizia e misteri soprannaturali in un immaginario immediatamente riconoscibile. Dal debutto nel 2016 fino al finale, lo show ha costruito una mitologia sempre più ampia attorno al Sottosopra, lanciando al tempo stesso star come Millie Bobby Brown, Finn Wolfhard, Sadie Sink, David Harbour e Joseph Quinn.

Ora che la storia di Hawkins è arrivata alla fine, è naturale chiedersi quale serie possa prenderne il posto. Non è semplice, perché Stranger Things ha funzionato grazie a un equilibrio molto preciso: nostalgia anni Ottanta, horror accessibile, formazione adolescenziale, world-building, personaggi amatissimi e un senso di minaccia capace di crescere stagione dopo stagione. Netflix, però, ha già almeno tre titoli che possono essere considerati possibili sostituti. Il punto è che solo due sembrano davvero all’altezza, mentre il terzo, pur appartenendo direttamente allo stesso universo narrativo, non riesce ancora a replicare la forza della serie madre.

Il primo nome da tenere d’occhio è The Boroughs, che con Stranger Things condivide innanzitutto un legame produttivo importante: i fratelli Duffer figurano infatti tra i produttori esecutivi. La serie sposta però il punto di vista in una direzione diversa e potenzialmente molto interessante. Al posto di un gruppo di ragazzini alle prese con creature provenienti da un’altra dimensione in una cittadina dell’Indiana, troviamo gli abitanti di una comunità per pensionati nel New Mexico, costretti ad affrontare presenze inquietanti e pericoli fuori dall’ordinario.

È proprio questo cambio di prospettiva a rendere The Boroughs più di una semplice imitazione. La struttura richiama quella di Stranger Things: un luogo apparentemente tranquillo, una minaccia inspiegabile, un gruppo di persone comuni che si ritrova al centro di qualcosa di molto più grande di loro. Anche qui, inoltre, l’elemento soprannaturale si intreccia con pericoli più concreti e umani, creando una doppia tensione narrativa. La prima stagione si chiude in modo abbastanza compiuto da poter funzionare anche come racconto autonomo, ma lascia aperte alcune domande che potrebbero essere esplorate in una seconda stagione. Se Netflix deciderà di proseguire, The Boroughs potrebbe diventare uno degli eredi più credibili dello spirito di Stranger Things: non una copia, ma una variazione adulta e diversa sul tema della comunità assediata dall’impossibile.

Il secondo titolo è probabilmente quello più forte dal punto di vista dell’impatto pop: Mercoledì. Quando è arrivata su Netflix, la serie con Jenna Ortega è stata inizialmente percepita come una nuova rilettura della Famiglia Addams, ma in poco tempo si è trasformata in un fenomeno globale. Come Stranger Things, anche Mercoledì ha saputo costruire un’identità visiva molto forte, un personaggio centrale immediatamente riconoscibile e un universo narrativo capace di espandersi oltre la sua premessa iniziale.

Le due serie non sono identiche, ma condividono alcuni ingredienti fondamentali: il mistero, l’atmosfera dark, la dimensione teen, il gusto per il fantastico e una protagonista diventata rapidamente icona. Inoltre, la terza stagione di Mercoledì sembra destinata ad avvicinare ancora di più la serie a un modello narrativo più ampio, con una storia che dovrebbe portare la protagonista anche fuori dai confini abituali, tra Parigi e altre ambientazioni. È una scelta che ricorda l’evoluzione di Stranger Things, soprattutto quando la serie ha iniziato ad affiancare Hawkins a linee narrative ambientate in Russia e in California. Un mondo più grande significa anche più possibilità di racconto, e Mercoledì sembra avere tutte le caratteristiche per continuare a crescere.

A rafforzare ulteriormente il legame tra i due titoli c’è anche l’arrivo di Winona Ryder nella terza stagione di Mercoledì. L’attrice, indimenticabile Joyce Byers in Stranger Things, entrerà nel cast nel ruolo di Tabitha, ritrovando Jenna Ortega e Tim Burton dopo Beetlejuice Beetlejuice. Si tratta di un passaggio simbolico interessante: una delle figure più importanti della serie dei Duffer approda in quello che, oggi, è forse il franchise Netflix più vicino a raccoglierne l’eredità pop.

Il terzo possibile sostituto è invece il più ovvio sulla carta, ma anche il meno convincente: Stranger Things: Storie dal 1985. Lo spin-off animato resta infatti dentro lo stesso universo narrativo e si colloca tra la seconda e la terza stagione della serie principale, riportando in scena i giovani protagonisti alle prese con nuove minacce provenienti dal Sottosopra. L’idea, almeno in teoria, è quella di offrire ai fan un nuovo capitolo del franchise, con un tono più accessibile e vicino ai cartoni del sabato mattina.

Il problema è che proprio questa impostazione finisce per limitarne la forza. Storie dal 1985 può funzionare per un pubblico più giovane o per chi desidera restare ancora un po’ nel mondo di Stranger Things, ma non riesce a restituire la stessa intensità emotiva, lo stesso senso di scoperta e la stessa complessità della serie originale. L’accoglienza critica e del pubblico è stata più tiepida, e lo spin-off sembra faticare a giustificare davvero la propria esistenza al di là del legame con il marchio principale.

Per questo, tra i tre possibili sostituti di Stranger Things disponibili su Netflix, solo The Boroughs e Mercoledì sembrano davvero validi. Il primo recupera il senso di mistero, pericolo e comunità che ha reso speciale la serie dei Duffer, pur cambiando generazione e contesto. Il secondo ne raccoglie invece l’eredità più pop, dimostrando di avere un’identità fortissima e un mondo ancora in espansione. Storie dal 1985, almeno per ora, resta un’appendice interessante per i fan più curiosi, ma non abbastanza solida da prendere davvero il posto di Stranger Things.

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