Due Spicci è una storia vera? Zerocalcare, il ristorante e Smeralda
whatsapp

Due Spicci è una storia vera? Dal ristorante a Smeralda, cosa c’è dietro alla serie di Zerocalcare

La nuova serie Netflix parte da personaggi inventati, ma rielabora esperienze, persone e situazioni vicine alla vita di Michele Rech. Ecco in che modo

Due Spicci è una storia vera? Dal ristorante a Smeralda, cosa c’è dietro alla serie di Zerocalcare

La nuova serie Netflix parte da personaggi inventati, ma rielabora esperienze, persone e situazioni vicine alla vita di Michele Rech. Ecco in che modo

immagine dalla serie due spicci di zerocalcare

Ogni nuovo lavoro di Zerocalcare porta con sé una domanda inevitabile: quanto c’è di vero in quello che racconta? È successo con i fumetti, poi con Strappare lungo i bordi e Questo mondo non mi renderà cattivo, e succede anche con Due Spicci, la nuova serie animata disponibile su Netflix. Le sue storie non sono mai autobiografie in senso stretto, né cronache fedeli della vita di Michele Rech, ma nascono spesso da un punto di contatto molto concreto con la realtà. Quello che arriva sullo schermo passa attraverso Zero, il suo alias narrativo, e diventa un mondo in cui persone, luoghi, traumi, amicizie e situazioni quotidiane vengono trasformati in racconto.

Anche Due Spicci si muove su questo confine. La serie ruota attorno a Zero e Cinghiale, impegnati a gestire un piccolo locale mentre problemi economici, incomprensioni e vite personali sempre più complicate li mettono sotto pressione. Da qui nasce il dubbio: quel ristorante esiste davvero? Smeralda è una persona reale? Cinghiale è davvero collegato a una vicenda di soldi? La risposta non è un sì o un no secco. La trama è dichiaratamente di fantasia, ma Zerocalcare ha spiegato che molte situazioni arrivano da cose accadute a lui o intorno a lui.

Il ristorante di Due Spicci e la storia dell’Osteria Sauli

In Due Spicci, il piccolo locale gestito da Zero e Cinghiale è uno degli elementi centrali della trama. Nella vita reale, Zerocalcare è effettivamente coinvolto in un progetto di ristorazione: Osteria Sauli, locale aperto a Roma, nel quartiere Garbatella. Il progetto ha attirato molta attenzione proprio per la presenza di Michele Rech tra i soci, ma non è la copia reale del ristorante della serie. Osteria Sauli è un’osteria romana con influenze abruzzesi e pugliesi. Il progetto nasce con Antonello Magliari, Stefania Pinto e Francesco “Cecco” Ciacciarelli, figure legate alla ristorazione romana, insieme a Zerocalcare. L’apertura era stata annunciata inizialmente per settembre 2024, ma è poi slittata fino all’avvio effettivo dell’11 febbraio 2025.

Il progetto, infatti, è collegato a Lucha y Siesta, realtà romana che offre sostegno a donne vittime di violenza. Osteria Sauli si presenta come un luogo in cui cucina e impegno sociale si intrecciano, con un programma di formazione e inserimento lavorativo nel settore della ristorazione. È un elemento importante, perché mostra come il coinvolgimento di Zerocalcare non sia stato raccontato solo come una curiosità pop, ma dentro un contesto più ampio, legato al territorio e a una rete di persone di fiducia.

Il parallelo è naturale, perché nella serie Zero ha a che fare con un ristorante e nella realtà Michele Rech è socio di un’osteria, ma la sovrapposizione non è totale. Due Spicci non sembra voler raccontare la nascita di Osteria Sauli, quanto usare l’idea del locale, dei soldi e delle responsabilità come punto di partenza per una storia più ampia sui debiti, sugli amici e sulle cose lasciate in sospeso.

Leggi anche: Due Spicci è il sequel di Strappare lungo i bordi? Il legame tra le serie di Zerocalcare

Smeralda, Cinghiale e i personaggi della serie Netflix

A chiarire il rapporto tra realtà e finzione è stato lo stesso Zerocalcare, nell’intervista per il nuovo numero del nostro allegato Best Streaming di giugno già disponibile in digitale. Alla domanda se i personaggi e le situazioni della serie siano inventati, l’autore ha risposto: «Ti direi che è una storia di fantasia, nel senso che i personaggi non esistono davvero, non esiste una Smeralda reale, non esiste un Paturnia reale. Però tutte le situazioni raccontate sono cose successe a me, o intorno a me».

Smeralda, quindi, non corrisponde a una persona reale identificabile, così come il criminale Paturnia. Ma la materia emotiva e narrativa da cui nascono questi elementi arriva comunque da esperienze vere, vissute direttamente o osservate da vicino. È il meccanismo tipico di Zerocalcare: prendere frammenti di realtà, spostarli, deformarli, mischiarli con invenzione, allegoria e paradosso, fino a costruire personaggi che non sono ritratti fedeli, ma concentrati narrativi di rapporti e situazioni.

Lo stesso vale per Cinghiale, coinvolto nella serie in una vicenda di soldi e problemi da cui gli amici cercano di tirarlo fuori. Anche qui Zerocalcare ha chiarito, con il suo solito tono ironico, che non bisogna cercare una corrispondenza letterale tra quello che si vede nella serie e la vita reale: «Di questa serie non sanno ancora nulla! Nella vita reale, per esempio, non è Cinghiale che mi ha rubato dei soldi… forse dovrei avvertirlo prima del 27 maggio. Però ho fatto vedere a mia mamma alcune scene che la riguardano, per evitare sorprese. Detto questo sono ormai tutti abbastanza abituati a comparire nelle mie storie».

Il cane di Zerocalcare lo conosciamo bene

Tra gli elementi più personali emersi nell’intervista c’è anche il riferimento al cane. In Due Spicci i cani hanno un ruolo importante, ma il rapporto con Ziggy, il cane di Zerocalcare, entra nella serie in modo più indiretto. L’autore, che ha portato il suo amico a quattro zampe anche sul palco anche del Best Movie Comics and Games, ha spiegato che la scrittura era precedente al suo arrivo: «In realtà la serie è stata scritta prima dell’arrivo di Ziggy, però ero già ossessionato dall’idea di volere un cane, e infatti comparivano spesso in quello che scrivevo all’epoca».

Zerocalcare ha raccontato il cambiamento portato da Ziggy con parole molto nette: «Mi ha salvato la vita. Quando l’ho preso stavo vivendo un momento molto buio, ero impantanato in un abisso, cosa che credo si percepisca anche nella serie, e lui mi ha aiutato a uscirne. Col suo arrivo sono cambiate le priorità, sono riuscito a prendere le distanze da certi meccanismi di lavoro, da certe situazioni di vita. Credo mi abbia sbloccato anche sul piano emotivo, avere una creatura che dipende totalmente da te è una cosa forte, e mi agita molto pensare al fatto che passerà tutta la sua vita con me, e con me morirà».

Leggi anche: Due Spicci, quanti episodi sono e quanto durano? La guida alla nuova serie di Zerocalcare

Perché Due Spicci parla di storie vere senza essere una storia vera

La chiave per leggere Due Spicci, insomma, è proprio questa: la serie non è basata su una storia vera nel senso classico dell’espressione, ma è costruita con materiali reali. Il ristorante della trama non coincide ufficialmente con Osteria Sauli, Smeralda non esiste come persona reale, Paturnia non è un luogo reale e le vicende di Cinghiale non vanno prese come cronaca. Eppure, dietro quei personaggi e quelle situazioni, ci sono esperienze, rapporti, paure e responsabilità che appartengono al mondo di Zerocalcare.

La serie parla di soldi, ma soprattutto di debiti in senso più ampio: quelli economici, quelli affettivi, quelli accumulati verso gli amici, la famiglia, le persone che si è provato ad aiutare o che non si è riusciti a salvare. In questo senso il legame con la realtà è meno letterale, ma più profondo. Due Spicci non chiede allo spettatore di riconoscere chi sia chi, ma di entrare in un racconto in cui la vita vera viene trasformata, spezzata, rimontata e portata dentro l’universo di Zero.

È la stessa logica che attraversa da sempre il lavoro di Zerocalcare: partire da qualcosa di personale senza limitarsi al diario, usare l’autobiografia senza restarne prigioniero, trasformare amici, quartiere, famiglia, ansie e contraddizioni in una narrazione che resta riconoscibile anche quando inventa. Per questo, chiedersi se Due Spicci sia una storia vera significa accettare una risposta doppia: no, non lo è in senso stretto; sì, lo è nel modo in cui lo sono spesso le storie di Zerocalcare, quando partono dalla realtà per raccontare qualcosa che riguarda molto più della sua sola vita.

© RIPRODUZIONE RISERVATA