Sembrava fatta, e invece… Non vedremo mai al cinema 20.000 leghe sotto i mari. O almeno, non la versione di David Fincher. Nel 2013 la Disney aveva finalmente dato il via libera per il costosissimo progetto (il cui budget si aggirava ai 200 milioni di dollari): trovata la location, l’Australia e i suoi favolosi incentivi fiscali, mancava giusto l’assegnazione del cast. La casa di produzione, ovviamente, pretendeva come condizione necessaria di poter contare su un grande nome dello stardom americano. David Fincher quindi ripiegò su uno dei suoi attori feticci, Brad Pitt, che però dovette declinare per motivi di tempo.
Da qui, la tragedia.

David Fincher, in una recente intervista, ha descritto il processo di selezione una sorta di “bizzarra spedizione alla ricerca di tre nomi che messi insieme potessero rappresentare una gallina dalle uova d’oro“. Ha inoltre rincarato la dose spiegando i tesi rapporti con la Disney: «Credo che quando cerchi di mettere insieme una massa di persone per rappresentare tutte le sfaccettature dell’umanità e che lavorino bene assieme, questo deve essere necessariamente al servizio della narrazione, senza pensare sempre al bilancio. Divenne molto difficile soddisfare le ansie della cultura corporativa della Disney usando i nomi che volevano loro e permettendo che tutti potessero dormire la notte. Io volevo solamente assicurarmi di poter lavorare con persone in gamba».

Quindi, il progetto è naufragato ancora prima di salpare.
Gli intervistatori hanno infine chiesto a Fincher se mai lo vedremo all’opera con i cinecomic. Ancora una volta, il regista si è dimostrato molto risoluto: «li trovo noiosi. Una cosa che mi piace del mio lavoro è creare l’attesa nel pubblico prima che si alzi il sipario e che tutti pensino “bene, una cosa che non sappiamo e quanto si metteranno male le cose per questo personaggio».

Fonte: the playlist/playboy

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