Essere o non essere? Con Anonymous (in sala dal 18 novembre) diventa film la questione sulla paternità delle opere firmate da William Shakespeare. È davvero il Bardo di Stratford Upon Avon il vero autore dei drammi e delle commedie amate in tutto il mondo? Roland Emmerich, il regista dell’opera, in tour promozionale a Roma si racconta a Best Movie.

BEST MOVIE: Cosa l’ha spinto a portare al cinema una questione letteraria ancora aperta?
ROLAND EMMERICH: «Da dieci anni studio le opere e la vita di William Shakespeare insieme a tutta la letteratura focalizzata sulla paternità dei drammi e delle commedie shakesperiane. Sono tematiche così complesse che credo di averne capito solo il 10%. Basta vedere tutti gli adattamenti cinematografici tratti dalle sue opere per capire come ogni opera nella sua complessità possa essere letta in chiavi diverse. Shakesperare era un ragazzo di campagna con nessuna formazione culturale. È un uomo che, ad un certo punto della vita, ha smesso di scrivere. Nel suo testamento non c’è alcun riferimento alle sue opere».

BM: Questo film è molto diverso dai suoi lavori precedenti (The Day After Tomorrow, 2012)…
ROLAND EMMERICH: «Per me Anonymous non è cosi diverso dagli altri. Certo non sarò più la stessa persona dopo questo film. Ho capito che d’ora in poi vorrei, provocando, infondere idee nello spettatore. Come nei precedenti film ho inserito un forte rapporto tra padre e figlio. E in Anonymous ho aggiunto, rispetto alla sceneggiatura originaria, il rapporto tra Edward de Vere, il conte di Oxford (che alcuni ritengono essere l’autore delle opere shakesperiane) e il figlio, il conte di Southampton».

BM: Come è riuscito a unire personaggi classici ai tanti effetti speciali presenti nel film?
ROLAND EMMERICH: «Ho cercato di rendere la storia più shakesperiana possibile, inserendo sfumature oscure nei personaggi. E poi i visual effects, che ti permettono di fare tutto quello che vuoi e di creare il mondo che vuoi, sono venuti di conseguenza. È la prima volta che gli effetti speciali hanno permesso che il film fosse meno costoso. In totale grazie al tax credit e a un fondo culturale Anonymous è costato 33 milioni di dollari».

BM: Nel film Edward, l’autore delle opere shakesperiane, afferma che l’arte se non è politica è decorazione...
ROLAND EMMERICH: «L’arte deve esser politica perché deve influire sulla coscienza sociale delle persone. Nel passato anch’io ho fatto molte “decorazioni”. Capita ma quando fai un film devi sforzarti di lavorare sulle idee. Questo non significa che devi prenderti sul serio. Non lo faccio mai. Nei film inserisco sempre ironia e divertimento. A tal punto che per Anonymous non sono stato capito. Gli spettatori inglesi mi hanno visto come uno che ha voluto attaccare il loro scrittore, il loro Dio. È ridicolo: credo solo che l’arte e i film debbano provocare».

BM: Le pesa l’etichetta di regista da blockbuster?
ROLAND EMMERICH: «Ho sempre voltuto fare i blockbuster e continuerò a farli. Non è un peso per me. La gente si sorprende, però, quando sa che il cinema che mi piace è quello indipendente. Più vado avanti negli anni e più mi accorgo che nei film low budget ci sono idee molto più interessanti rispetto alle grandi produzioni».

BM: Il suo prossimo film?
ROLAND EMMERICH: «Sarà un film di fantascienza realistica. Cercherò di fare un ritratto di come potrà essere il mondo tra 40 anni. E affronterò temi come la singolarità e l’immortalità».

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Rhys Ifans e Roland Emmerich alla presentazione di Anonymous a Roma (Foto Kikapress)

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