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IL FESTIVAL DEI FESTIVAL
Metà settembre, tempo di bilanci. Un’altra edizione del Festival di Toronto (in gergo il TIFF, Toronto International Film Festival) va esaurendosi. Si è mangiata altro spazio, altra attenzione, prendendosi tutto – i film, le star, le feste, la stampa internazionale, l’ultimo angolo di estate tiepida. Teatri centenari conservati come nuovi, sale tecnologicamente all’avanguardia, proiezioni per la stampa anche in IMAX, junket in alberghi da fantascienza. Ogni singolo screening per il pubblico esaurito, introdotto dai curatori del Festival e dal cast del film. Letteralmente, non si sa dove guardare: a 100 metri di distanza, un red carpet ospita Jude Law, l’altro la Kidman. E va avanti così tutte le sere.

IL CINEMA, OGGI
Il bilancio, alla fine, riguarda il cinema – il momento che attraversa – più che la manifestazione, perché qui c’è tutto. Si invitano gli artisti, e i professionisti, non le opere. Quelle vengono di conseguenza – e sono discontinue, improponibili, sorprendenti, spaventose, eccezionali. C’è il meglio e il peggio di tutto ciò che non è blockbuster puro, qualsiasi cosa abbia ambizione d’autorialità e una confezione all’altezza del mercato. Si viene quindi a Toronto, soprattutto, per scoprire i film che si giocheranno gli Oscar in primavera. Per capire di quale cinema si parlerà.

20 NOMINATION COME MIGLIOR FILM?
Variety qualche giorno fa diceva che quest’anno le nomination al miglior film dovrebbero essere almeno venti, perché i titoli all’altezza non si contano: 12 Years a Slave, August: Osage County, Captain Phillips, Dallas Buyers Club, Fruitvale Station, Gravity, Inside Llewyn Davis, Lee Daniels’ The Butler, Philomena, Prisoners, Rush, All is Lost, Blue Jasmine, The Fifth Estate, Invisible Woman, Kill Your Darlings, Labor Day, Mandela: Long Walk to Freedom e Nebraska. Senza contare che ancora dobbiamo vedere The Wolf of Wall Street, Her, American Hustle, Saving Mr.Banks, The Counselor, The Monuments Men.

I MIGLIORI FILM VISTI A TORONTO
Secondo noi, che tutto però non siamo riusciti a vedere (ci mancano Dallas Buyers Club, il biopic su Mandela e August: Osage County), il meglio che sia passato al TIFF – e non si fosse già visto prima, altrove – sono Prisoners (leggi il nostro racconto del film, qui), 12 Years a Slave (qui), Labor Day, The Disappearence of Eleanor Rigby (qui) ed Enemy. Riguardo i titoli di cui non avevamo ancora parlato, Labor Day è un melò classico, ambientato negli anni ’80 e con atmosfere molto legate al cinema di quegli anni. Ci sono Kate Winslet e Josh Brolin, ed è diretto da Jason Reitman (Juno, Tra le nuvole). Mentre Enemy è un noir lynchano tratto da Saramago, con Jake Gyllenhaal e Melanie Laurent, diretto dallo stesso regista di Prisoners, Denis Villeneuve.
Allargando l’orizzonte ai titoli già proiettati in altri contesti, Gravity (leggi la recensione, qui), Under the Skin, Child of God e soprattutto Rush (qui) sono tutti film a loro modo pazzeschi.

Pian piano arriverà in sala quasi tutto anche da noi, quindi iniziate a tenervi liberi i weekend.

Foto: Getty Images

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