Pantaloni chiari sotto una giacca blu e quel leggero accento che ne tradisce le origini. Giuseppe Piccioni arriva al Festival Genova Reloaded nella giornata a lui dedicata – iniziata con la proiezione dei film Il rosso e il blu e Questi giorni al cinema Sivori – per parlare di Cinema e teatro mondi comunicanti.

In dialogo con Giorgio Viaro, nella cornice di Palazzo Ducale, sotto un cielo incorniciato dal colonnato del Cortile Maggiore, Piccioni ha raccontato la sua esperienza di regista cinematografico, ma anche quella inedita di regista teatrale. Una scelta dettata anche dalla pandemia, periodo in cui è maturata la decisione di mettere in scena Promenade de santè. Passeggiata di salute, tratto da un testo del commediografo francese Nicolas Bedos.

«La pandemia è stata un’occasione di riflessione per molti», premette Piccioni, «per me, visto che è stato un periodo particolarmente sofferto è stata anche una specie di involontaria rinascita di pensieri, studi, riflessioni, appunti, energie. Come se fossi pronto a desiderare e fare nuove cose». E da qui l’idea: «In molti mi incoraggiavano a cimentarmi con una regia teatrale e, in pochissimo tempo, ho preso in mano il testo di Nicolas Bedos che mi è sembrata un’ottima occasione per mettere in scena due attori come Filippo Timi e Lucia Mascino e conciliare il mio desiderio di inventare senza essere troppo prudente».

Il testo infatti man mano che prendeva forma sul palco si è anche trasformato: «Piccioni – racconta Lucia Mascino protagonista della commedia, anche lei ospite della serata in collegamento da remoto – ha come una lente d’ingrandimento sulle sfumature e dal suo sguardo è nato qualcosa di completamente diverso rispetto al testo francese che a una prima lettura mi era sembrato leggero. Lo sguardo di un regista cinematografico sul teatro è diverso».

«Sono un intruso nel mondo del teatro – confida il regista – ma ho avuto la sensazione che quella sintesi che sembrava impossibile invece non lo è. È come se ci fosse stato uno stato di grazia. Abbiamo messo su questo spettacolo con la sensazione che ormai la pandemia fosse alle spalle». Invece la pandemia c’era, ma questo non ha fermato le prove che si sono svolte a casa del regista, per poi passare al teatro, quando sono stati riaperti.

«È stato bello il passaggio da casa di Giuseppe dove provavamo – ricorda Mascino – al palco del teatro, gigantesco: senti la voce che vola e viaggia». La commedia, messa in scena a fine agosto nelle Marche e poi arrivata al Teatro Parenti di Milano, si è dovuta fermare lì a causa della chiusura dei teatri, ma è pronta a ripartire il prossimo autunno.

Il racconto degli ultimi progetti è partito da lontano, dalle origini marchigiane di Piccioni e dalla sua città, Ascoli: «Un luogo dal quale all’inizio mi sono voluto affrancare, ma nel quale oggi sono voluto tornare». Infatti è qui che il regista sta girando il suo ultimo film L’ombra del giorno, prodotto e interpretato da Riccardo Scamarcio. «È un film che si svolge negli anni ’30, nella cornice di un periodo tumultuoso quando il fascismo sembra raggiungere il suo massimo consenso ma inizia anche a sgretolarsi qualcosa. Il film è ambientato principalmente in un ristorante dove si sviluppa un rapporto interno-esterno e nella lavorazione diverse cose sono state riscritte rispetto al testo originale», dice rivelando alcuni dettagli ancora inediti della lavorazione.

La messa in scena per Piccioni è l’elemento fondamentale: «Perché essenziale per valorizzare ciò che si vuole dire, per questo presto massima attenzione nella scelta della composizione della scena, in modo che non risulti mai banale e scontata». La sua fonte di ispirazione sono i romanzi come Guerra e pace, dove gli autori, anche solo per raccontare un bacio, non si accontentano di un’immagine stereotipata e scontata, così Piccioni quando realizza una scena: «Non mi va di farla nel modo più prevedibile».

Foto: Photoa3200iso

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