Tra piattaforme streaming che macinano novità ogni settimana, ritorni di franchise e titoli “evento” spinti ovunque, è sempre più facile che qualche piccola meraviglia resti fuori dai radar. Eppure il bello di certi anni televisivi è proprio questo: le uscite sono così tante che, se si ha la pazienza di scavare, si trovano chicche capaci di reggere il confronto con i prodotti più chiacchierati. Dopo avervi consigliato Death by Lightning, oggi vale davvero la pena recuperare anche La strada stretta verso il profondo Nord, miniserie che nel 2025 è stata celebrata dalla critica come una delle migliori in assoluto, pur circolando molto meno di quanto meriterebbe.
Parliamo di una miniserie australiana in cinque episodi, costruita con una regia asciutta e controllatissima da Justin Kurzel, già autore di Assassin’s Creed e del recente The Order. È l’adattamento del romanzo omonimo di Richard Flanagan, vincitore del Man Booker Prize, e già questo dice molto sull’ambizione del progetto: non un semplice racconto di guerra, ma un percorso dentro la memoria, il trauma e le ferite che restano anche quando tutto, sulla carta, “finisce”. La storia ruota attorno a Dorrigo Evans, medico e ufficiale australiano, seguito su più piani temporali: prima della guerra, durante la prigionia in Thailandia e decenni dopo, quando è diventato un chirurgo stimato e un uomo apparentemente sistemato, ma ancora inseguito da ciò che ha visto e da ciò che ha perduto. Il cuore emotivo è anche una relazione proibita: Dorrigo si innamora di Amy Mulvaney, giovane moglie di suo zio, un legame destinato a restare come una ferita aperta e un punto fisso a cui tornare, tra rimpianto e desiderio di riscrivere il passato.
La serie non addolcisce nulla quando entra nel periodo da prigioniero di guerra. Dorrigo e i suoi compagni sono costretti ai lavori forzati legati alla ferrovia Thailandia-Birmania: il racconto insiste sulla disumanizzazione quotidiana, sulle gerarchie, sulla fame, sulle malattie, e su quel tipo di violenza che non è mai “spettacolo”, ma logoramento costante. Ed è qui che l’impianto a più timeline diventa fondamentale: il presente non è mai un rifugio comodo, perché il passato riaffiora nei dettagli, negli sguardi e nelle scelte che Dorrigo continua a fare, anche quando crede di esserne uscito.
Il casting è uno dei motivi per cui questo titolo funziona così bene. Jacob Elordi interpreta Dorrigo da giovane con un’energia trattenuta, più fatta di fratture interne che di eroismi, mentre Ciarán Hinds gli dà una controparte adulta densa di stanchezza e consapevolezze. Odessa Young è Amy, figura luminosa e irrisolta, mai ridotta a semplice “musa” romantica. Attorno a loro, un ensemble solidissimo: Olivia DeJonge e Heather Mitchell nei panni di Ella Evans in due età diverse, Shō Kasamatsu come maggiore Hiro Nakamura, Simon Baker, Essie Davis, Dan Wyllie e Thomas Weatherall, tutti incastrati in un racconto corale che evita il bozzetto e tiene alta la tensione emotiva.
E poi ci sono i numeri, che spiegano bene il paradosso: se ne è parlato in pochi, ma l’accoglienza è stata enorme. Su Rotten Tomatoes la stagione è al 100% di gradimento critico, con un pubblico che si assesta su valori comunque alti; Metacritic la colloca nell’area dell’“universal acclaim” con un punteggio sopra l’80; su IMDb mantiene una media solida e in crescita con l’aumentare delle visioni. Anche le recensioni più autorevoli hanno insistito su un punto: non è una serie “facile”, ma è una serie capace di unire epica e intimità, brutalità storica e melodramma, senza mai tradire la complessità dei personaggi.
In un 2025 pieno di titoli che urlano per farsi notare, La strada stretta verso il profondo Nord fa l’opposto: parla piano, ma resta addosso. E proprio per questo merita il recupero negli ultimi giorni dell’anno. La trovate disponibile su TimVision.
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