Riceviamo e pubblichiamo il resoconto della regista Anne Riitta Ciccone (autrice del primo corto 3D Victims), che ha partecipato alla manifestazione messa in atto lo scorso 28 ottobre nel giorno di apertura del Festival Internazionale del Film di Roma. 

Giorno 22 ottobre

Come 100autori avevamo la nostra assemblea annuale alla Casa del cinema, ma le acque erano agitate da giorni, dato che – sorpresa sorpresa – per l’ennesima volta il nostro ministro dei beni culturali Bondi il poeta, aveva toppato: veniva annunciato che il rinnovo del tax credit non era previsto, dato che per il ministro dell’economia Tremonti, per il quale un’industria che quando va male per ogni euro investito ne fa guadagnare tre allo Stato Italiano è una cosa “che non si mangia” , aveva deciso per lui e senza preoccuparsi di comunicarglielo (casomai per telefono, dato che il nostro ministro a queste riunioni non va, che ha altro da fare).

Il nostro è un paese che ignora totalmente la crisi di un settore industriale che dà da mangiare a più di 250.000 lavoratori del cinema, di cui la più parte in questo periodo a spasso, e che non potrà più fornire il servizio di film per il cinema e fiction per la tv amate dal pubblico italiano e amatissimi all’estero (il cinema, la fiction meno, perchè il pubblico anziano degli altri paesi non è costretto a casa da pensioni da fame e quindi va a teatro, al cinema, insomma: esce).

Anzi, questo Paese ha al governo gente che mentre cincischia con minorenni piene di sogni inculcati dai falsi miti e la subcultura diffusi attraverso i loro potenti mezzi di comunicazione (non ultimo che è più facile rubare che vivere onestamente) promuove anche una campagna denigratoria continua e martellante sulla categoria, chiamandoci parassiti, piagnoni, privilegiati.

Decidiamo di allargare la nostra serata del 22 ottobre alla Casa del Cinema chiamando i rappresentanti di tutte le altre associazioni di categoria del cinema per parlare di quel che sta accadendo.

Accorrono tutti, la sala straripa di gente, di ogni età e grado di notorietà. E cosa più bella le maestranze: quelle che ci consentono di girare, di montare, di mettere in onda. Una folla sdegnata ma orgogliosa del lavoro che fa, giovani appena usciti dalle scuole di cinema, grandi maestri dello schermo, grandi produttori e quelli più invisibili e indipendenti, tutti insieme.

Si è deciso, a votazione quasi unanime, di occupare simbolicamente la Casa del Cinema.

Abbiamo fatto le quattro del mattino, mangiando patatine e noccioline (il caviale, si sa, ce lo ha tolto Bondi…) per trovare la frase che riassumesse tutto in uno striscione. Alla fine un giovane sceneggiatore ha avuto l’idea. “Tutti a casa”.

Dunque abbiamo dormito lì, eroici insonni. Sono crollata a dormire sul piumino prestatomi da Gloria Malatesta, sul pavimento della sala Kodak, (seduta non ci so dormire…) alle sei del mattino. Avvolta nel piumotto, osservavo quella sala in penombra, le poltroncine da cinema con alcuni giovani e meno giovani sceneggiatori e registi che pisolavano, lo schermo spento.

Noi eravamo lì, a dormire dentro un cinema vuoto, per difenderlo e difendere i diritti degli spettatori, diritto che hanno di mangiare quelli che questo servizio lo offrono, diritto per chi fruisce di mangiare d’altro pane che non sia la polenta.

Dopo questo momento culminante, abbiamo stabilito lì alla casa del cinema un presidio permanente, ma eravamo diventati talmente tanti che abbiamo deciso di convocare la successiva assemblea in uno spazio più ampio, e Massimo Monaci del Teatro Eliseo (foto sotto)  ci ha proposto la sala grande del Teatro. Lì eravamo circa ottocento persone, una scena mozzafiato: ci si erano aggiunti anche tutti i televisivi e altre sigle di associazioni di categoria di ogni settore della cultura e dello spettacolo.

Lì abbiamo preso unanimamente una grossa decisione, abbiamo stabilito come nuova tappa della nostra protesta: Il festival di Roma.

Sembrava una follia ma abbiamo deciso di lanciare l’occupazione del carpet in occasione dell’inaugurazione del Festival.

Immaginavamo un corteo allegro e colorato di qualche centinaio di persone che avrebbero pacificamente invaso il carpet, ce lo consentissero o no.

Ci domandavamo se avrebbero mai avuto il coraggio di caricare centinaia di persone tra cui volti noti e amati di registi quali le Comencini, Marco Bellocchio, Ettore Scola, Paolo Virzì, Isabella Ferrari, etc.

Ma non eravamo centinaia di persone: eravamo 4000.

Anche in questo caso abbiamo dimostrato di saper gestire le cose meglio dei nostri detrattori.

Siamo scivolati composti, anche se rumorosi di canzoni e slogan, verso il carpet e nessuno ha avuto il coraggio di fermarci. Abbiamo occupato tutto il tappeto, e le persone si sono disposte anche sopra, sulle gradinate intorno all’auditorium.

Ci sono stati vari interventi, dal presidente dei 100autori Stefano Rulli, a Bellocchio, ai nostri produttori, attori e rappresentanti dei lavoratori e sindacati.

Finchè arriva la notizia che la giuria vuole passare tra noi e il presidente della Giuria, Sergio Castellitto, vuole leggere il nostro comunicato (foto).

Così, accolti con grandi applausi, arrivano gli esponenti della Giuria Internazionale.

Dopo una mezzoretta, arriva il vero colpo di teatro: il cast del film cui è saltato il carpet “a causa nostra”, conosciute le nostre ragioni, decide di venire a darci solidarietà.

Ero sul palco a fare foto da mandare a Facebook per documentare ogni istante per chiunque non potesse essere lì con noi: veder arrivare Keira Knightely, Eva Mendez e la loro giovane regista è stato sicuramente un bel colpo di scena.

A tutto questo, finalmente, la risposta di Bondi: “manifestazione stupida fatta da gente che non c’entra niente con la cultura”. ????

Sembra uno di quei bambini che non sapendo più che dire di fronte all’evidenza di un torto cominciano a dire cose random senza senso, che si riassumono in un “brutto, cattivo, non voglio, ti odio”. Da bambini la cultura e l’esperienza non hanno ancora dato la forza delle argomentazioni.

Da grandi non avere la forza delle argomentazioni spesso di riassume in due parole: hai torto.”

Per saperne di più leggi gli aggiornamenti:

Anis e Anica a Palazzo Chigi

Agis: Soddisfatti per l’impegno di Bondi, ma attendiamo i fatti









CRONACA DI GIORNI DI PROTESTA

di Anne Riitta Ciccone

 

Giorno 22 ottobre come 100autori avevamo la nostra assemblea annuale alla Casa del cinema, ma le acque erano agitate da giorni, dato che – sorpresa sorpresa – per l’ennesima volta il nostro ministro dei beni culturali Bondi il poeta, aveva toppato: veniva annunciato che il rinnovo del tax credit non era previsto, dato che per il ministro dell’economia Tremonti, per il quale un’industria che quando va male per ogni euro investito ne fa guadagnare tre allo Stato Italiano è una cosa “che non si mangia” , aveva deciso per lui e senza preoccuparsi di comunicarglielo (casomai per telefono, dato che il nostro ministro a queste riunioni non va, che ha altro da fare).

 

Il nostro è un paese che ignora totalmente la crisi di un settore industriale che dà da mangiare a più di 250.000 lavoratori del cinema, di cui la più parte in questo periodo a spasso, e che non potrà più fornire il servizio di film per il cinema e fiction per la tv amate dal pubblico italiano e amatissimi all’estero (il cinema, la fiction meno, perchè il pubblico anziano degli altri paesi non è costretto a casa da pensioni da fame e quindi va a teatro, al cinema, insomma: esce).

 

Anzi, questo Paese ha al governo gente che mentre cincischia con minorenni piene di sogni inculcati dai falsi miti e la subcultura diffusi attraverso i loro potenti mezzi di comunicazione (non ultimo che è più facile rubare che vivere onestamente) promuove anche una campagna denigratoria continua a martellante sulla categoria, chiamandoci parassiti, piagnoni, privilegiati.

 

Decidiamo di allargare la nostra serata del 22 ottobre alla Casa del Cinema chiamando i rappresentanti di tutte le altre associazioni di categoria del cinema per parlare di quel che sta accadendo.

 

Accorrono tutti, la sala straripa di gente, di ogni età e grado di notorietà. E cosa più bella le maestranze: quelle che ci consentono di girare, di montare, di mettere in onda. Una folla sdegnata ma orgogliosa del lavoro che fa, giovani appena usciti dalle scuole di cinema, grandi maestri dello schermo, grandi produttori e quelli più invisibili e indipendenti, tutti insieme.

Si è deciso, a votazione quasi unanime, di occupare simbolicamente la Casa del Cinema.

 

Abbiamo fatto le quattro del mattino, mangiando patatine e noccioline (il caviale, si sa, ce lo ha tolto Bondi…) per trovare la frase che riassumesse tutto in uno striscione. Alla fine un giovane sceneggiatore ha avuto l’idea. “Tutti a casa”.

 

 

Dunque abbiamo dormito lì, eroici insonni. Sono crollata a dormire sul piumino prestatomi da Gloria Malatesta, sul pavimento della sala Kodak, (seduta non ci so dormire..) alle sei del mattino. Avvolta nel piumotto, osservavo quella sala in penombra, le poltroncine da cinema con alcuni giovani e meno giovani sceneggiatori e registi che pisolavano, lo schermo spento.

Noi eravamo lì, a dormire dentro un cinema vuoto, per difenderlo e difendere i diritti degli spettatori, diritto che hanno di mangiare quelli che questo servizio lo offrono, diritto per chi fruisce di mangiare d’altro pane che non sia la polenta.

 

Dopo questo momento culminante, abbiamo stabilito lì alla casa del cinema un presidio permanente, ma eravamo diventati talmente tanti che abbiamo deciso di convocare la successiva assemblea in uno spazio più ampio, e Massimo Monaci del Teatro Eliseo ci ha proposto la sala grande del Teatro. Lì eravamo circa ottocento persone, una scena mozzafiato: ci si erano aggiunti anche tutti i televisivi e altre sigle di associazioni di categoria di ogni settore della cultura e dello spettacolo.

Lì abbiamo preso unanimamente una grossa decisione, abbiamo stabilito come nuova tappa della nostra protesta: Il festival di Roma.

 

Sembrava una follia ma abbiamo deciso di lanciare l’occupazione del carpet in occasione dell’inaugurazione del Festival.

 

Immaginavamo un corteo allegro e colorato di qualche centinaio di persone che avrebbero pacificamente invaso il carpet, ce lo consentissero o no.

Ci domandavamo se avrebbero mai avuto il coraggio di caricare centinaia di persone tra cui volti noti e amati di registi quali le Comencini, Marco Bellocchio, Ettore Scola, Paolo Virzì, Isabella Ferrari, etc.

 

Ma non eravamo centinaia di persone: eravamo 4000.

 

Anche in questo caso abbiamo dimostrato di saper gestire le cose meglio dei nostri detrattori.

Siamo scivolati composti, anche se rumorosi di canzoni e slogan, verso il carpet e nessuno ha avuto il coraggio di fermarci. Abbiamo occupato tutto il tappeto, e le persone si sono disposte anche sopra, sulle gradinate intorno all’auditorium.

Ci sono stati vari interventi, dal presidente dei 100autori Stefano Rulli, a Bellocchio, ai nostri produttori, attori e rappresentanti dei lavoratori e sindacati.

 

Finchè arriva la notizia che la giuria vuole passare tra noi e il presidente della Giuria, Sergio Castellitto, vuole leggere il nostro comunicato.

Così, accolti con grandi applausi, arrivano gli esponenti della Giuria Internazionale.

Dopo una mezzoretta, arriva il vero colpo di teatro: il cast del film cui è saltato il carpet “a causa nostra”, conosciute le nostre ragioni, decide di venire a darci solidarietà.

 

Ero sul palco a fare foto da mandare a facebook per documentare ogni istante per chiunque non potesse essere lì con noi: veder arrivare Keira Knightely, Eva Mendez e la loro giovane regista è stato sicuramente un bel colpo di scena.

 

A tutto questo, finalmente, la risposta di Bondi: “manifestazione stupida fatta da gente che non c’entra niente con la cultura”. ????

 

Sembra uno di quei bambini che non sapendo più che dire di fronte all’evidenza di un torto cominciano a dire cose random senza senso, che si riassumono in un “brutto, cattivo, non voglio, ti odio”. Da bambini la cultura e l’esperienza non hanno ancora dato la forza delle argomentazioni.

Da grandi non avere la forza delle argomentazioni spesso di riassume in due parole: hai torto.

 

 

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