Proprio qualche ora prima che Sony decidesse di ritirare dalla distribuzione The Interview, un’altra casa di produzione, la New Regency, prendeva posizione contro un suo progetto in cantiere, il thriller Pyongyang, sospendendolo per sempre. Si sarebbe trattato di un film diretto da Gore Verbinski e interpretato da Steve Carell, tratto da un graphic novel di Guy Delisle.

La paura delle potenziali ritorsioni da parte di gruppi terroristici si è abbattuta anche su questo progetto. Il plot avrebbe preso il la a partire dall’esperienza autobiografica del fumettista Guy Delisl, che nel 2001 era stato ammesso con un permesso di lavoro a Pyongyang, capitale della Corea del Nord, “Asse del Male”, luogo segreto e misterioso -così veniva definita- agli occhi del mondo contemporaneo. Il film avrebbe dato una lettura di tipo informativo e personale allo scenario culturale e urbano della Corea del Nord, rivelandone, attraverso lo sguardo esclusivo del suo viaggiatore, gli enigmi.

La svolta verso la commedia nera che gli sceneggiatori volevano dare al film e l’idea di poterlo ambientare altrove, non hanno sortito alcun effetto presso i produttori e la Fox, che avrebbe dovuto distribuire la pellicola, si è rifiutata di scendere a patti.

Forse proprio alla luce di questo secondo fallimento del mercato dell’intrattenimento davanti a scenari terroristici e allarmisti si spiegano le reazioni dell’attore Steve Carell sui social a sostegno della pellicola di Seth Rogen e James Franco. In un tweet, aveva infatti paragonato la presa di posizione del Paese di Kin Jong-un alle aspirazioni totalitarie del personaggio interpretato da Charlie Chaplin ne Il grande dittatore.

Fonte: Slashfilm

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