Dopo una lunga giornata di riprese in cui l’abbiamo osservato, apparentemente instancabile, ripetere le sue battute fino a raggiungere la perfezione, Ian McKellen ci si presenta senza trucco, costume e nasone, ma è indiscutibilmente Gandalf il Grigio. Sarà il colore del maglione che indossa, sarà il tono di voce pacato e sornione. La sua disponibilità ci lascia pieni di ammirazione. «Quando conosci bene Peter Jackson e il suo metodo, lavorare con lui diventa molto rilassante» confessa. «Peter vuole un’ampia possibilità di scelta. Se non lo sai, puoi pensare che non sia contento di quello che stai facendo, ma poi ti accorgi che hai la libertà di fornirgli molte alternative».

Best Movie: Cosa apprezza di questa nuova trilogia?
Ian McKellen: «Onestamente nulla per me può battere La compagnia dell’anello, ma amo interpretare nuovamente Gandalf il Grigio. L’ho sempre preferito a Gandalf il Bianco, che con la faccenda della resurrezione sembra aver perso tutto il suo sense of humour. Preferisco il Gandalf “fuori servizio”, mi sono fatto l’idea che tenga tutto nel suo cappello: lo spazzolino, il pigiama, i suoi libri…» (ride).

BM: E riguardo al rapporto con Bilbo?
IMK: «È stato un vero privilegio lavorare con Martin Freeman, è un attore davvero notevole. Il personaggio di Bilbo si ricollega poi a uno dei grandi temi di Il signore degli anelli: è l’uomo comune che salva il mondo, non il mago. I maghi aiutano, i re guidano, ma non si fanno le guerre senza i soldati. E Tolkien lo sapeva bene, visto che era stato un soldato lui stesso».

BM: Quando ha accettato di interpretare Gandalf, nel 2001, era consapevole di cosa avrebbe significato?
IMK: «Non avevo idea di che esperienza meravigliosa sarebbe stata. Ho ancora un tatuaggio, qui, sulla spalla, ce ne siamo fatti uno uguale tutti noi membri della Compagnia dell’anello. Significa “nove” in elfico, anche se a vederlo da qui sembra che dica “cucci”! (ride). Come attore non mi sono mai precluso niente, la varietà mi si addice. Molti interpreti, davvero talentuosi, scoprono quello che sanno fare bene e continuano a farlo, migliorando di film in film. È splendido guardarli. Ma piuttosto che modulare la stessa melodia secondo diversi toni, io preferisco trovare nuovi strumenti». […]

 

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