Quella di Steve Jobs è stata una vita da film, vissuta al massimo in ogni suo momento e nella convinzione che “La vita non la si vive e basta. La si cambia, la si forma. Si cerca di lasciare un segno”. Un credo dimostrato dalla sua storia personale e pronunciato dal suo personaggio nel film I Pirati di Silicon Valley (guarda il film), realizzato nel 1999 per la tv e che vi consigliamo di recuperare in questo particolare momento, in cui il mondo dice addio per sempre al genio creativo del fondatore della Apple.

Il film ripercorre la prima parte della sua carriera e racconta quello che questo ragazzo di Mountain View, abbandonato in fasce dai genitori naturali e cresciuto dai genitori adottivi Paul e Clara Jobs, riuscì a fare nell’arco di 15 anni. Partendo dagli anni ’70, quando Steve era ancora uno studente, il film arriva fino alla metà degli anni ’80, con qualche flash forward su eventi storici avvenuti fino agli anni ’90. Il film non fa sconti al personaggio di Steve Jobs (interpretato da Noah Wyle) e insieme alla sua racconta anche la storia del grande rivale, Bill Gates (Anthony Michael Hall). A tenere le fila di tutto sono le voci fuori campo dell’amico e socio di sempre Steve Wozniak (Joey Slotnick), per la parte di storia che riguarda Steve, e quella di Paul Allen (Josh Hopkins) per la parte di Bill.

Si ripercorrono così tutte le tappe di questa storia, giunta oggi a un triste capitolo, ma ancora tutta in divenire: dalle pazzie fatte da ragazzo, quando con barba lunga e spirito hippy Steve Jobs frequentava hashram e comunità, alle grandi intuizioni che portarono lui e Woz (com’è soprannominato Wozniak) a fondare la Apple Computer il 1º aprile del 1976, che aveva come prima sede il garage dei genitori di Jobs, fino alla creazione dell’impero Apple, tra scelte e alleanze lungimiranti ed errori colossali, quale apparve allora il convolgimento di Bill Gates nella fase di creazione del primo Mac.

Una storia incredibile, una carriera folgorante che mostra come “A volte ignorare quanto sia folle una cosa è positivo” e che racconta come spesso le carte giuste per poter vincere la partita siano quelle della spietatezza e dell’incoscienza. A emergere in ogni istante è quel “furore mistico” unito a quel tormento interiore che è proprio degli artisti, come Jobs amava definire se stesso e i suoi collaboratori, e che lo portava a compiere gesti talvolta geniali, talvolta crudeli, come l’abbandono della fidanzata incinta e l’assenza dalla vita della figlia Lisa, cui dedicò il prototipo del primo computer per la grande distribuzione a interfaccia grafica e mouse, che chiamò proprio Apple Lisa.

La figura che emerge da questo film è quella di un uomo spietato e geniale per il quale “non era solo una questione di affari, ma una cosa spirituale”. Un “pirata” che combatteva consapevole che ogni battaglia lascia dietro di sé delle vittime, ma che faceva tutto quello che faceva con l’insopprimibile desiderio di lasciare un segno nella storia. Oggi sappiamo che ci è riuscito…

Da quando è uscito il film sono trascorsi più di dieci anni. C’è da scommettere che non passerà molto prima che Hollywood metta in cantiere un nuovo film sulla sua storia. Di certo materiale e spunti non mancano…

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Il traile del film:

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