Con l’arrivo di Supergirl nelle sale italiane, dal 25 giugno, il nuovo DC Universe aggiunge un altro tassello importante dopo Superman e porta finalmente al centro della scena Kara Zor-El. Per molti spettatori sarà una scoperta, o quasi: il personaggio è noto anche a chi mastica poco fumetti, ma non ha mai avuto sullo schermo la continuità, la centralità e la fortuna del cugino Kal-El. Eppure, come succede proprio con Superman, non è affatto la prima volta che Hollywood – e non solo – prova a darle un volto. Prima di Milly Alcock ci sono state versioni diversissime tra loro: una più classica e luminosa, una televisiva e ormai iconica, una più rabbiosa e tragica, e persino una curiosissima incarnazione filippina che sembra arrivare da un altro universo ancora. Eccole tutte!
Supergirl (1984), il debutto solista con Helen Slater
La prima vera Supergirl del cinema internazionale è arrivata nel 1984, quando Helen Slater ha indossato il mantello in un film che oggi viene ricordato con affetto molto più di quanto non fosse stato celebrato all’epoca. Diretto da Jeannot Szwarc, Supergirl nasceva come spin-off della saga cinematografica di Superman e raccontava Kara-El mentre lasciava la comunità kryptoniana sopravvissuta per recuperare sulla Terra una potente fonte d’energia finita nelle mani sbagliate. Sul suo cammino trovava la strega Selena, interpretata da una Faye Dunaway volutamente sopra le righe, in un film sospeso tra fantasy, romanticismo e immaginario anni Ottanta.
È una versione molto riconoscibile del personaggio: sorridente, idealista, ancora vicina alla Supergirl più luminosa dei fumetti classici. Proprio per questo oggi resta interessante da rivedere, perché mostra una Kara molto diversa da quella che il pubblico si aspetta dal nuovo film. Non c’è ancora la dimensione più tormentata e disillusa delle riletture moderne, ma c’è già l’idea di una giovane eroina catapultata in un mondo nuovo e costretta a capire da sola che cosa significhi usare il proprio potere.
Leggi anche: 5 fumetti di Supergirl da recuperare assolutamente prima del film con Milly Alcock
Smallville, Kara entra nel mondo di Clark
Per molti spettatori televisivi, il primo incontro con Supergirl è passato da Smallville. Nella lunga serie dedicata alla giovinezza di Clark Kent, Kara arriva in una fase già avanzata del racconto ed è interpretata da Laura Vandervoort. Il contesto è importante: Smallville nasce come serie sull’apprendistato di Superman, e l’arrivo della cugina permette di allargare finalmente l’orizzonte kryptoniano del racconto, introducendo una presenza che è insieme familiare e destabilizzante.
Qui Kara porta nel mondo di Clark un’energia diversa: meno radicata alla Terra, meno disciplinata, più istintiva. Non ha ancora il peso drammatico che ritroveremo in versioni successive, ma è già una figura che incrina l’equilibrio del protagonista, perché rende più complesso il suo rapporto con le origini, con Krypton e con l’idea stessa di eredità. In questo senso, Smallville è stato uno dei primi adattamenti a suggerire che Supergirl non serva soltanto ad allargare il cast della Superman Family, ma anche a mostrare un altro modo di essere kryptoniani.
Supergirl (2015-2021), la versione che ha fatto scuola
La vera consacrazione televisiva del personaggio è però arrivata con la serie Supergirl, andata in onda per sei stagioni e interpretata da Melissa Benoist. È qui che Kara Zor-El ha trovato per la prima volta una presenza stabile, popolare e autonoma fuori dall’ombra del cugino. La serie la presenta come una giovane donna che per anni ha nascosto i suoi poteri sulla Terra, finché non decide di usarli apertamente e diventare l’eroina che è sempre stata destinata a essere.
In apparenza, questa è la Supergirl più “classica” del piccolo schermo: generosa, idealista, profondamente legata a un’idea di bene. Ma la lunga durata del racconto le ha permesso di fare qualcosa che i film non avevano mai avuto il tempo di costruire: darle una vera identità emotiva, professionale e affettiva. Kara non è solo una supereroina, ma anche una donna che lavora, ama, soffre, sbaglia, cresce e si confronta con il peso simbolico di ciò che rappresenta. Per molti fan, Melissa Benoist resta ancora oggi la versione definitiva del personaggio proprio per questo: perché le ha dato un volto umano, quotidiano e insieme eroico, rendendola finalmente riconoscibile anche per chi non veniva dai fumetti.
Leggi anche: Perché Supergirl ce l’ha davvero con Superman? La risposta definitiva è più profonda del previsto
The Flash (2023), la Supergirl più rabbiosa
Molto diversa è la Kara interpretata da Sasha Calle in The Flash. Qui Supergirl entra nel vecchio universo cinematografico DC in una forma più aspra, più ferita, più tragica. Non c’è nulla della leggerezza del film del 1984 né della piena centralità della serie con Melissa Benoist: questa Kara è una figura spezzata, trovata prigioniera in una struttura militare e subito collegata a una dimensione di dolore, rabbia e perdita.
È una versione che colpisce proprio per la sua intensità. Sasha Calle lavora su una Supergirl giovane ma già durissima, meno rassicurante e molto più imprevedibile. Anche se The Flash non le concede lo spazio di un racconto interamente suo, lascia in eredità qualcosa di importante: l’idea che il personaggio possa funzionare benissimo anche in una chiave più feroce e traumatica. In un certo senso, è stato il passaggio che ha preparato il pubblico a immaginare una Kara meno solare e più problematica, molto più vicina alle interpretazioni contemporanee dei fumetti.
Leggi anche: Film DC in ordine cronologico: come guardare BENE i film e le serie del DCEU, DCU (e anche DCE)
Supergirl (1973), il cult filippino che arriva da un altro pianeta
Ma la versione più sorprendente resta senza dubbio quella del 1973, arrivata dalle Filippine e oggi ricordata come un piccolo oggetto di culto. Si intitola semplicemente Supergirl, è diretta da Howard Petersen e ha per protagonista Pinky Montilla. Anche se il titolo richiama chiaramente il personaggio DC, siamo davanti a un adattamento liberissimo, quasi apocrifo, che prende l’idea di Supergirl e la trasporta in un immaginario tutto suo.
La protagonista non è infatti Kara Zor-El, ma Neneng, ragazza di un villaggio costiero che riceve da una fata un anello magico capace di trasformarla in eroina. Da quel momento il film si apre a una miscela delirante e affascinante di pirati, mostri, scienziati folli, zombie, magie e invenzioni fantasy in bianco e nero. È un cinema popolarissimo, artigianale, completamente fuori asse rispetto alla mitologia canonica della DC, e proprio per questo irresistibile. Se il film del 1984 cercava di inserirsi nella scia del Superman cinematografico e la serie con Melissa Benoist voleva costruire una Supergirl riconoscibile per il grande pubblico contemporaneo, questa versione filippina fa esattamente il contrario: si appropria del nome e dell’idea del personaggio per trasformarla in qualcosa di nuovo, locale, sfrenato e imprevedibile.
Ed è anche per questo che merita uno spazio più ampio di una semplice curiosità. Quel Supergirl del 1973 racconta in modo quasi perfetto quanto i supereroi, una volta usciti dai fumetti americani, possano essere assorbiti da culture diverse e rinascere in forme che nessuno si aspetterebbe. È lontanissimo da Milly Alcock, da Melissa Benoist e da Sasha Calle, eppure testimonia la stessa cosa: Supergirl è sempre stata, nel bene e nel male, un personaggio aperto alla trasformazione.
Leggi anche: Supergirl, ve ne siete accorti? Nel trailer c’è già una differenza chiave rispetto ai fumetti
Verso Milly Alcock e il nuovo tassello del DC Universe
Arrivando oggi al film con Milly Alcock, è chiaro come ogni incarnazione abbia illuminato una parte diversa del personaggio. Helen Slater ne mostrava la grazia e la dimensione fiabesca, Laura Vandervoort la funzione di specchio per Clark, Melissa Benoist la quotidianità eroica, Sasha Calle la furia e il trauma, Pinky Montilla la capacità quasi anarchica di diventare qualcos’altro in un altro contesto culturale.
La nuova Supergirl partirà da qui, ma anche da una base fumettistica molto precisa, quella di Woman of Tomorrow, che promette una Kara più dura, cosmica e irregolare. Per chi arriverà al film senza conoscere bene il personaggio, questa storia sullo schermo sarà forse un primo incontro. Per chi invece vuole capire da dove venga, basta guardarsi indietro: prima di Milly Alcock, Supergirl è già stata molte cose. E forse è proprio questa la sua forza.
© RIPRODUZIONE RISERVATA