Quando The Walking Dead ha debuttato nel 2010, sembrava l’inizio di una nuova era per l’horror televisivo. La serie, creata da Frank Darabont, ha conquistato immediatamente pubblico e critica grazie a un primo episodio folgorante, diventando rapidamente un fenomeno culturale globale. Il risveglio di Rick Grimes in un ospedale deserto, la scoperta progressiva del disastro che ha colpito il mondo e il silenzio angosciante delle strade abbandonate hanno creato un’atmosfera potentissima. Un inizio memorabile, diventato iconico nella storia della serialità. Eppure… quel momento non era affatto originale.
La scena che ha definito The Walking Dead deve moltissimo – anzi, tutto – a 28 giorni dopo, il film diretto da Danny Boyle nel 2002 che ha rivoluzionato il genere zombie. Anche lì, il protagonista (Jim, interpretato da un giovane Cillian Murphy) si risveglia in un ospedale in stato comatoso, solo, in una Londra spettrale. Uscendo nel mondo, scopre che un virus ha decimato la popolazione, lasciando in giro solo pochi superstiti e gli “infetti”, creature rapide e violente colpite da una sorta di rabbia incontrollabile.
Le somiglianze tra le due opere non finiscono con la scena iniziale. Entrambe le storie scelgono di raccontare l’apocalisse non attraverso la spettacolarità della distruzione, ma tramite l’intimità della solitudine: un uomo che si risveglia quando tutto è già perduto, costretto a ricostruire un senso e trovare altri esseri umani. In più, sia 28 giorni dopo che The Walking Dead rinunciano al concetto classico di zombie come morti viventi, concentrandosi invece su infetti (in Boyle), o esseri ancora umani ma ormai disumanizzati (nella serie).
Non si tratta di un semplice omaggio: è chiaro che il successo di The Walking Dead si sia costruito anche – e forse soprattutto – sulle intuizioni estetiche e narrative di Boyle e dello sceneggiatore Alex Garland. Il loro film, realizzato con un budget contenuto e girato in stile quasi guerrilla, è stato il vero spartiacque del genere zombie, allontanandolo dagli stereotipi e aprendo la strada a una nuova sensibilità post-apocalittica.
E oggi, proprio mentre The Walking Dead continua a intrattenere con diversi spin-off legati ai suoi personaggi più famosi, 28 giorni dopo è tornato prepotentemente d’attualità. È infatti ora nelle sale 28 anni dopo, l’attesissimo sequel diretto ancora una volta da Danny Boyle, con nuove inquietanti evoluzioni dell’universo narrativo. Un’occasione perfetta per riscoprire il film che, silenziosamente, ha cambiato tutto. Anche per gli zombie di The Walking Dead.
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Foto: AMC
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