Il thriller è uno dei generi che più di altri riesce a restare impresso nella memoria dello spettatore, soprattutto quando trova il giusto equilibrio tra tensione, ambiguità morale e controllo della messa in scena. Nel XXI secolo non sono mancati titoli capaci di lasciare il segno: da Zodiac a Gone Girl, da Memories of Murder a No Country for Old Men, fino a opere più radicali come Mulholland Drive o Memento. Film molto diversi tra loro, ma accomunati da una qualità essenziale: la capacità di trasformare ogni dettaglio in un indizio, ogni silenzio in una minaccia, ogni scelta di regia in un passo verso qualcosa di inevitabile. Tra questi, però, ce n’è uno che forse oggi viene ricordato meno di quanto meriterebbe, pur essendo uno dei thriller più lucidi, feroci e perfettamente costruiti degli ultimi anni: Lo sciacallo – Nightcrawler, arrivato nel 2014 con la regia di Dan Gilroy e una delle interpretazioni più inquietanti della carriera di Jake Gyllenhaal.
La trama di Lo sciacallo – Nightcrawler
Il film racconta la storia di Louis Bloom, detto Lou, un uomo ai margini che vive a Los Angeles arrangiandosi con piccoli furti e lavori occasionali. Non ha una vera professione, non ha relazioni autentiche, non sembra avere un passato definito né un sistema morale riconoscibile. È intelligente, determinato, vorace, ma anche completamente privo di empatia. Una notte assiste per caso alle riprese di un incidente stradale da parte di alcuni operatori freelance, pronti a vendere le immagini più crude ai notiziari locali. Lou capisce immediatamente che quel mondo può diventare il suo spazio d’azione: compra una videocamera, si procura una radio per intercettare le comunicazioni della polizia e inizia a muoversi nella notte californiana alla ricerca di sangue, violenza e tragedie da trasformare in merce televisiva.
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Da questo punto in poi, Nightcrawler diventa il racconto di un’ascesa professionale costruita sull’assenza totale di scrupoli. Lou non si limita a documentare ciò che accade: progressivamente comincia a manipolare la realtà, a oltrepassare i confini della legalità, a intervenire sulle scene del crimine pur di ottenere immagini più efficaci. Il suo rapporto con Nina Romina, direttrice di un notiziario locale interpretata da Rene Russo, rivela il cuore più disturbante del film: Lou è mostruoso, ma il sistema che lo premia non è meno inquietante. Nina ha bisogno di immagini scioccanti, preferibilmente ambientate in quartieri benestanti e capaci di spaventare il pubblico davanti alla televisione. Lou gliele porta, e più il materiale è morboso, più il suo potere cresce.
Perché è un thriller praticamente perfetto
Ciò che rende Nightcrawler un thriller così riuscito è proprio la precisione con cui Dan Gilroy evita ogni forma di semplificazione. Il film non chiede allo spettatore di temere un assassino nascosto nell’ombra, ma di osservare un uomo che impara a funzionare perfettamente dentro un sistema già corrotto. Lou Bloom non è un’anomalia: è il prodotto più efficiente di un mondo dove l’ambizione, il linguaggio aziendale, la fame di successo e lo sfruttamento dell’immagine possono convivere senza attrito. Le sue frasi sembrano uscite da manuali motivazionali e colloqui di lavoro, ma pronunciate da lui diventano qualcosa di gelido, quasi disumano.
Jake Gyllenhaal costruisce il personaggio con una fisicità memorabile: lo sguardo fisso, il corpo scavato, la voce controllata, il sorriso che non comunica mai calore. Lou Bloom è inquietante perché non esplode quasi mai; osserva, calcola, assorbe informazioni, poi le usa contro chiunque gli stia intorno. Anche il personaggio di Rick, interpretato da Riz Ahmed, diventa fondamentale per mostrare il divario tra chi è disperato e chi è predatorio. Rick ha bisogno di lavorare; Lou ha bisogno di dominare.
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A distanza di anni, Nightcrawler resta quasi perfetto perché non ha perso forza né attualità. È un thriller sul voyeurismo, sulla televisione del dolore, sulla spettacolarizzazione della cronaca nera, ma anche sul modo in cui certi linguaggi del successo possono mascherare il vuoto morale. Non cerca colpi di scena gratuiti e non ha bisogno di spiegare troppo il suo protagonista. Lo segue, semplicemente, mentre trasforma la notte in un mercato e le tragedie degli altri in una carriera. Ed è proprio questa freddezza, così controllata e disturbante, a renderlo ancora oggi uno dei thriller più affilati del cinema americano recente.
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