Quando si parla dei personaggi più pericolosi del Trono di Spade, i nomi che tornano sono quasi sempre gli stessi. Cersei Lannister, Petyr Baelish, Tywin, Joffrey, Ramsay, il Re degli Estranei: figure che hanno fatto della crudeltà, del calcolo e dell’ambizione la propria cifra. Molto più raramente si cita Renly Baratheon. Ed è curioso, perché proprio Renly incarna una delle idee politiche più destabilizzanti dell’intera saga.
A prima vista non sembra affatto il candidato giusto. È giovane, affascinante, benvoluto, circondato da cavalieri splendidi e da una corte molto più luminosa di quella di Approdo del Re. Non ha il sadismo di Joffrey né la freddezza di Ditocorto. Eppure la sua ambizione è forse più sfacciata di quella di entrambi: Renly decide di farsi re sapendo perfettamente che, in quel momento, non è lui ad avere il diritto migliore al Trono di Spade.
La Guerra dei Cinque Re aiuta a capire perché. In realtà, non tutti e cinque combattono per la stessa corona: Joffrey, Stannis e Renly aspirano a governare i Sette Regni, mentre Robb Stark e Balon Greyjoy puntano soprattutto all’indipendenza dei propri territori. E ognuno dei cinque rappresenta una diversa idea di legittimità. Joffrey, almeno ufficialmente, ha una pretesa semplice: è considerato il figlio maggiore di Robert Baratheon. Se lo fosse davvero, la successione sarebbe lineare. Il problema è che il pubblico sa che è figlio di Jaime e Cersei Lannister. La sua legittimità è dunque perfetta nella forma e falsa nella sostanza. Stannis si trova nella situazione opposta: se i figli di Cersei sono illegittimi, allora Robert è morto senza eredi diretti e il trono passa al fratello maggiore ancora in vita. Stannis non si considera un candidato, ma il legittimo sovrano. Robb Stark e Balon Greyjoy seguono invece un’altra logica. Il primo viene proclamato Re del Nord e combatte per sottrarre il Nord all’autorità di Approdo del Re; il secondo rivendica l’indipendenza delle Isole di Ferro. Entrambi, almeno all’inizio, non vogliono conquistare il Trono di Spade: vogliono uscire dal sistema che esso rappresenta.
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Renly è diverso. Non può sostenere di essere il figlio del re come Joffrey, non può appellarsi alla successione come Stannis e non sta restaurando un regno indipendente come Robb. È semplicemente il fratello minore di Stannis. Sa che, se Joffrey è illegittimo, Stannis viene prima di lui. E decide che non gli importa. È qui che il personaggio diventa davvero interessante e soprattutto pericoloso: Renly non nega che il fratello abbia una pretesa dinastica migliore: mette in discussione il fatto che questo debba bastare. Il suo ragionamento è semplice: se lui ha più uomini, più alleati, il sostegno dei Tyrell e una reale possibilità di conquistare Approdo del Re, perché dovrebbe rinunciare alla corona solo perché è nato dopo?
A prima vista può sembrare persino una posizione moderna: perché dovrebbe governare il primogenito e non il più capace? Il problema è che Renly non propone nessun criterio condiviso per stabilire chi sia il migliore. Non c’è un’elezione, non c’è una decisione collettiva. C’è solo la forza del consenso aristocratico e militare. In pratica, il più adatto è chi riesce a convincere abbastanza persone a seguirlo. Il precedente di Robert Baratheon diventa fondamentale: Robert ha rovesciato una dinastia che governava Westeros da secoli e ha conquistato il trono con la guerra. Certo, la sua ribellione aveva cause molto più complesse e una giustificazione politica forte, ma Renly sembra averne tratto soprattutto una lezione: Robert è diventato re perché ha vinto.
Stannis vede la vittoria di Robert come l’inizio di un nuovo ordine da rispettare. Renly la vede come la dimostrazione che l’ordine può essere riscritto da chi possiede abbastanza potere. È questo il cuore del contrasto tra i due fratelli: Stannis ha il diritto ma poco consenso, Renly ha il consenso ma non il diritto migliore. Per questo è troppo semplice liquidare Renly come un vanitoso. Politicamente è abile, sa costruire alleanze e, con l’appoggio dei Tyrell, dispone di una delle coalizioni più forti della guerra. La sua pretesa è discutibile proprio perché è credibile: non sogna il trono, ha davvero i mezzi per prenderlo.
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La sua morte, causata dall’ombra evocata da Melisandre, rende tutto ancora più ironico. Renly aveva fondato la propria candidatura sulla superiorità dei numeri e delle alleanze, ma viene eliminato da qualcosa contro cui nessun esercito avrebbe potuto fare nulla. Per questo merita di essere ricordato come uno dei personaggi politicamente più pericolosi del Trono di Spade. Non perché sia il più crudele, ma perché è quello che guarda più apertamente alle regole della successione e decide che possono essere ignorate.
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