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Non ci sono più i cattivi di una volta. Viene facile riassumere così non solo Crudelia, ma in generale il corso Disney degli ultimi anni. Il percorso di svecchiamento dei grandi classici con un occhio ad una sensibilità nuova e diversa è iniziato già nel 2014 con Maleficent (e relativo sequel del 2019) ed ora prosegue reinventando la cattiva più cattiva di tutte: Crudelia De Mon della Carica dei 101.

I due progetti sono paragonabili anche nelle trame: come per Angelina Jolie, anche il film con protagonista Emma Stone “la prende larga”. Messa da parte l’impellicciata e tossica villain del cartone del 1961, Crudelia è in realtà la storia di Estella, bambina particolarmente brillante con la passione per la moda ma con un problema a tenere a bada la sua parte ribelle. La vita prende una piega imprevista con la precoce morte della madre, che la costringe alla fuga e a trovare riparo tra le bizzarre cure di altri due orfani, Jasper e Horace. Assieme a loro, Estella cresce e diventa una giovane donna con un’opportunità unica: entrare nelle grazie della Baronessa Von Hellmann, icona della moda della Londra anni ’70. Il sogno di una vita che, tuttavia, viene messo in crisi quando passato e presente tornano a toccarsi e ad Estella non resta altra possibilità che tirar fuori la Cruella sepolta in lei.

L’obiettivo del film, chiarito anche dal regista Craig Gillespie, è chiaro: mostrare la genesi della cattiva ma da un punto di vista che non sia tutto bianco o nero. Nonostante i capelli e la doppia natura da Estella/Cruella possano indicare il contrario, la Crudelia di Emma Stone è un personaggio non più mono dimensionale come l’originale villain, la cui malvagità era assolutamente senza appello né redenzione. Per farlo, racconta la storia di una bambina che ha sofferto e che, anni dopo, si ritrova nella posizione di potersi vendicare. Dolore ed empatia, il tutto unito ad un certo senso di giustizia poetica: una ricetta che sposta Crudelia dal lato dei “buoni”, esattamente come successo per Maleficent.

Il ragionamento vale anche per il resto della sua strana famiglia: i due compari qui non sono semplici criminali, ma agiscono uno da bussola morale (il Jasper di Joel Fry) e l’altro da spalla comica dell’intero film (l’Horace del divertentissimo Paul Walter Hauser, star di Richard Jewell). Diverso il discorso per il personaggio di Emma Thompson, la Baronessa Von Hellmann prima mentore e quindi nemesi di Crudelia: è lei ad ereditare il ruolo di cattiva senza appello in questo live action, malvagia “perché sì”. Da un lato quindi si è cercato di superare il concetto di villain vecchio stampo – operazione già vista al contrario anche in Frozen, nel Principe Hans – ma dall’altro non si è voluto rinunciare ad un personaggio scolpito e manicheo nella sua rappresentazione.

Per mostrare questo percorso, Gillespie si affida soprattutto ai comparti tecnici: i costumi, il trucco e le scenografie restituiscono una Londra anni ’70 in pieno fervore per la moda, dando magnifico risalto all’irruenza punk del misterioso astro nascente della moda Crudelia. La colonna sonora punteggia tutto questo con numerose hit di successo – tra cui quella Smile che farà gridare al paragone, inopportuno, con Joker – che contribuiscono parecchio a rendere il film divertente, con un ottimo ritmo e che ben si legano con l’idea di regia e i piani sequenza messi in scena.

Cruella, quindi, funziona. Quasi sempre: la vena rock-alternativa con cui viene ripensato il personaggio sembra esaurirsi in almeno un paio di snodi narrativi fondamentali, quando vengono reiterate alcune “facilonerie” che fanno andare avanti la storia ma allo stesso tempo richiedono uno sforzo maggiore allo spettatore in fatto di credibilità. Sono ancora plausibili ed efficaci gli scambi di identità “alla Clark Kent”?

Spazio anche al citazionismo che tanto piacerà ai fan del classico Disney: se da un lato il ruolo dei dalmata è completamente stravolto ma comunque ancorato alla storia di Crudelia, sono molte le scene e le gag che strizzano l’occhio a La Carica dei 101. Piccole chicche che non si limitano solo a quel cartone: in Cruella fanno irruzione anche riferimenti a Cenerentola e qualche soluzione che sembra uscita da Biancaneve e I Sette Nani.

L’operazione è comunque riuscita, merito soprattutto di una Emma Stone a suo agio e terribilmente efficace quando le due anime di Estella e Cruella si mischiano, e di una Emma Thompson deliziosa nella sua malvagità. Non è la Crudelia De Mon che ricordavamo, ma vale la pena fare la sua conoscenza – sempre che non inizi di nuovo a sterminare cuccioli.

Foto: Walt Disney Studios

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